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Arrivederci a El Bulli. Adrià chiude (e riapre) il suo ristorante

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Arrivederci a El Bulli. Adrià chiude (e riapre) il suo ristorante

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Non un addio ma un arrivederci. Ferran Adrià chiude il suo celebre El Bulli, per riaprirlo in verde. Spiegazione ufficiale è l’ingestibile successo di questa mecca della ristorazione sulla costa catalana, che lo costringe ormai a tirare a sorte i clienti da soddisfare.

Mediatizzatissima rock-star dei fornelli, Adrià si affida a una metafora musicale: “Ora diamo 140 concerti al giorno – dice -. Nel 2014 ne daremo 25 o 30. Dedicheremo più tempo alla composizione, che all’esecuzione in sé”.

Traduzione per i comuni mortali: la mole di lavoro del Bulli impedisce oggi al controverso pioniere catalano della cucina molecolare di proseguire nella ricerca, di cui ha fatto il suo marchio di fabbrica.

“Dialogo con altre discipline – dice Adrià dall’alto delle sue tre stelle Michelin – , mi relaziono con l’arte, il design, la scienza. Interagisco. I critici se la prendono sempre con gli avanguardisti. E questo è un buon segno, perché se non sono d’accordo con te, vuol dire che non ti capiscono. E se non ti capiscono, significa che stai facendo della vera avanguardia. Proprio il giorno in cui tutti ti capiranno, sarà quello in cui dovrai cominciare a preoccuparti”.

Spingere la sperimentazione fino all’intossicazione, la ricorrente critica che in quest’ottica dovrebbe farlo stare tranquillo. E che invece gli fa oggi promettere di tornare fra tre anni con un nuovo ristorante, ma questa volta bio.