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Kosovo-Serbia, le ragioni della guerra commerciale

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Kosovo-Serbia, le ragioni della guerra commerciale

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E’ una violenza che ha radici tutte politiche quella scoppiata alla frontiera serbo-kosovara. I due paesi si confrontano in una guerra commerciale, a colpi di embargo doganali. A cominciare per primi, subito dopo l’indipendenza del Kosovo proclamata nel 2008, sono stati i serbi. Ora Pristina ha reagito con le stesse armi, fermando le merci serbe al valico di Jarinje.

Lulzim Demolli, reponsabile delle operazioni doganali a Podujeva, Kosovo: “Ieri intorno alle 20 abbiamo cominciato ad applicare le disposizioni del governo kosovaro. Tutte le merci in arrivo dalla Serbia sono rimandate indietro”.

Al cuore del problema, la sovranità del Kosovo, che Belgrado non riconosce come stato indipendente, considerandolo ancora come una sua provincia meridionale. Pertanto, la decisione di respingere le merci con timbro kosovaro è di tipo politico, così come lo è la ritorsione decisa dalle autorità di Pristina.

Il Kosovo importa beni per 2 miliardi di euro. 270 milioni di euro è il valore dei prodotti in arrivo dalla Serbia.

Safet Gergjaliu, responsabile della Camera di commercio del Kosovo, rimprovera alla Commissione europea di non aver fatto abbastanza per evitare questa guerra commerciale: “La Commissione europea non ha fatto niente negli ultimi quattro o cinque anni, quando la Serbia bloccava i prodotti kosovari e non rispettava l’accordo CEFTA. Avrebbe dovuto essere più reattiva”.

Ma il governo kosovaro è contestato anche dall’interno, dalla minoranza serba che vive nella parte settentrionale del paese e che non riconosce l’autorità di Pristina. I serbi del Kosovo hanno protestato contro l’invio della polizia al valico di Jarinje.

Degli 1,7 milioni di abitanti del Kosovo, il 90% sono albanesi e solamente 60mila sono serbi. Per questa minoranza, la capitale di riferimento continua a essere Belgrado. E, a Belgrado, il governo non è disposto ad arretrare di un passo di fronte a Pristina. Anche perché ogni cedimento potrebbe equivalere a riconoscere che l’indipendenza e la sovranità del Kosovo sono una realtà di fatto.

Oliver Ivanovic, Segretario di Stato serbo per il Kosovo: “La strategia delle autorità kosovare punta ad assumere il pieno controllo dei territori settentrionali e dei serbi che ci abitano. Quel che è peggio, è che gli albanesi hanno concepito questo piano in accordo con la comunità internazionale che sostiene l’indipendenza del Kosovo e che vede nei territori del nord l’ostacolo principale alla piena realizzazione dell’indipendenza”.

Questi ultimi episodi di violenza ai valichi di frontiera minacciano di compromettere i germi di distensione nati tra i due paesi grazie alla mediazione di Bruxelles. Il prossimo incontro è fissato per settembre.