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Kenya: non c'è più posto per rifugiati somali in fuga da siccità e conflitti

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Kenya: non c'è più posto per rifugiati somali in fuga da siccità e conflitti

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Continuano ad arrivare in migliaia a Dadaab in Kenya, nel campo più affollato del mondo.

Aperto nel 1991 come soluzione provvisoria non è stato mai chiuso ed oggi ospita 440mila rifugiati: troppi per assicurare un’adeguata assistenza. Ma per i somali, in fuga dalla carestia e dai conflitti, arrivare qui vuol dire sopravvivere.

“Non è rimasto nessuno nel posto da dove vengo: c‘è una grave siccità e violenza. Tutti i nostri animali sono morti e non abbiamo lasciato nulla là. Non mi interessa ciò che abbiamo qui ora, ho solo bisogno di una tenda per la mia famiglia”, racconta un rifugiato.

“È il viaggio più duro che abbia mai fatto: 17 giorni per strada con i miei 12 bambini, ma grazie a Dio è passato e ora abbiamo avuto una tenda”, dice un altro somalo.

Non solo la fame affligge il Corno d’Africa, come mai da 60 anni. Scontri violenti, con diverse vittime, sono esplosi a Mogadiscio fra le forze governative e i gruppi islamici che controllano le zone più colpite dalla carestia. Gli estremisti Shabaab rendono più difficile l’arrivo degli aiuti umanitari.

Nella giornata di giovedì è atterrato a Mogadiscio il primo ponte aereo con 10 tonnellate di cibo ad alto contenuto energetico destinato ai bambini malnutriti.