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Belgio: due donne contestano la legge anti-burqua

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Belgio: due donne contestano la legge anti-burqua

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Da sabato la vita di Selema è cambiata, perchè il Belgio proibisce di portare in strada abiti che coprono completamente la persona come questo niqab. Selema, la chiameremo cosi’, ha quattro figli e come madre ha deciso di combattere questa legge.

Selema: “Visto che non mi hanno costretto a mettere il burqua, non capisco perché devono ora costringermi a toglierlo. Non sarei piu’ una donna libera se fossi imprigionata da questa legge. Non possono penalizzarci perchè abbiamo fatto una scelta d’abbigliamento. Sono una madre realizzata, ho responsabilità all’esterno del mio nucleo familiare e per questo è importante che le cose cambino e che questa legge sia annullata.”

Non sono molte le donne in Belgio che portano il burqua, si calcola siano circa 270. Tra queste due hanno deciso di rivolgersi alla Corte Costituzionale per chiedere l’annullamento della legge. Il loro avvocato Inès Wouters ha presentato martedi’ i dossier.

“Ci aspettiamo un annullamento della legge perchè alcune libertà fondamentali sono in pericolo, si parla della libertà di religione, della protezione della vita privata – spiega Inès Wouters-

Una legge sull’abbigliamento in realtà colpisce tutti non solo le donne musulmane, anche se sono loro l’obiettivo. La legge colpisce la libertà di espressione, la possibilità di muoversi nello spazio pubblico, libertà fondamentali in Europa”.

La legge è stata promossa dal partito liberale francofono, che si è ispirato a quella già in vigore in Francia. Il deputato Denis Ducarme ci ha spiegato le ragioni di questa iniziativa.

“Pensiamo che per quanto riguarda la sicurezza sia inammissibile vedere alcuni personaggi uscire mascherati in strada cosi’che non siano identificabili- dice Denis Ducarme- Questo è il primo elemento. E il secondo elemento è legato alla necessaria uguaglianza tra uomini e donne”

Galina Polonskaya, euronews:

“Temendo di ricevere una multa o di finire qualche giorno in prigione, le donne che non vogliono rinunciare al burqua preferiscono ora restare a casa, in attesa della decisione della Corte Costituzionale. La prima audizione è prevista a settembre”.