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L'Italia e il suo debito che viene da lontano...

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L'Italia e il suo debito che viene da lontano...

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Da poco tempo, c‘è un nuovo protagonista nella crisi del debito e dell’euro: l’Italia. Il paese improvvisamente apparso sullo schermo radar dei mercati obbligazionari. Ma per molti esperti questa non e’ stata una sorpresa. Il rischio debito in Italia è cronico. In questo momento ammonta a 1840 miliardi di euro. Sorprendente, però, è stata la reazione rapida del governo italiano, che ha lanciato un pacchetto di austerità duro, guadagnando anche le attestazioni positive di Angela Merkel. La febbre sui mercati e’ calata. Ma il problema è tutt’altro che accantonato. La prossima settimana, l’Italia ha bisogno di raccogliere 10 miliardi di € in obbligazioni. Un’operazione che i leader della zona euro seguono non senza qualche apprensione…

Italia: previsioni di debole crescita


 
Pil fermo, consumi stagnanti, mercato del lavoro debole: la ripresa insomma non decolla. È l’allarme lanciato da Confindustria secondo cui la crescita sarà quasi nulla nel terzo trimestre, dopo che nel secondo si è avuto un aumento dell’1,6% della produzione industriale, concentrato nella prima parte del periodo, che ha originato una temporanea accelerazione del Pil.
 
Come dice il presidente della Confcommercio occorre una iniezione di fiducia, di certezza e di coesione sociale. Bisogna che la politica, il parlamento e il governo mettano in campo dei provvedimenti efficaci per rilanciare l’economia.
 
Secondo il governo di Roma la crescita italiana del prodotto interno lordo é piuttosto piatta con l’1,1% a fine anno: un mini aumento dello 0,2% é previsto l’anno prossimo. Il debito pubblico che quest’anno é pari al 120% del pil é destinato a scendere dello 0,6% nel 2012.
 
E’ l’effetto della manovra finanziari approvata in tutta fretta alla fine della scorsa settimana dal parlamento italiano che prevede un taglio di circa 43 miliardi di euro.
 
Senza dimenticare che le aste di obbligazioni sono state tutte aggiudicate con uno spread in forte ribasso rispetto al bund tedesco
 
A parere di quest’analista gli occhi puntati sul mercato italiano sono il frutto della paura di contagio che potrebbe colpire altri mercati con il risultato di precipitare la situazione: é uno die motivi della forte pressione sull’euro.
 
L’Italia é la terza potenza economica all’interno dei Eurolandia, dietro Germania e Francia, una situazione che non é certo paragonabile ad altre economie in difficoltà: un punto di forza che unito alla solidarietà politica é una garanzia.
In altre parole se Roma affonda si trascina dietro le altre capitali: un panorama catastrofico che neppure i peggiori nemici dell’euro possono immaginare.

Analizziamo la crisi che investe l’economia italiana con il professor Alberto Alesìna, della Harvard University of Cambridge (USA).

euronews: Professore, in un suo recente intervento lei ha affermato che l’Italia è troppo grande per fallire, ma anche troppo grande per essere salvata. E che se non dovesse farcela allora per l’euro non ci sarebbe speranza.

Qual è la sua fotografia dell’economia italiana?

C‘è un rischio default?

Alesina: No, io non credo che vi sia un rischio default, sicuramente non immediato. Però penso che l’economia italiana debba avere uno shock di riforme abbastanza forte per ricominciare a crescere. Se non ricomincia a crescere questo fardello del debito ce lo tiriamo dietro ancora per anni e anni e rischiamo di rimandare questa crisi e poi di trovarcene un’altra tra qualche mese o tra qualche anno.

E: Come giudica la manovra economica varata dal governo Berlusconi: sarà sufficiente a far ripartire il Paese, considerando il suo elevato debito sul pil?

A: A far ripartire il paese non è sicuramente sufficiente perché non include praticamente nulla che abbia a che fare con riforme strutturali che facilitino la crescita. Dal punto di vista strettamente di bilancio la manovra ha il problema di essere molto sbilanciata in avanti, sul 2013/2014.

Il che è un problema, nel senso che dà ai mercati il segnale di un rimandare, ma soprattutto perché nel 2013 ci sono delle elezioni in Italia molto incerte. Non si sa chi vincerà queste elezioni, quindi non si sa se questa manovra poi sarà attuata o modificata e come dal prossimo governo che potrebbe anche avere un colore diverso o da un ministro dell’economia che potrebbe essere diverso.

E poi la terza debolezza è che è piuttosto sbilanciata dal lato delle imposte e non fa abbastanza dal lato della riduzione delle spese.

– Dopo il lunedì nero del 18 luglio Piazza Affari ha dato segnali di ripresa. I mercati finanziari hanno bocciato il piano Tremonti o è stata una reazione fisiologica?

L’incertezza è talmente forte in questi giorni che è molto difficile dire cosa i mercati vogliono fare o dire. Io credo che i mercati non fossero certamente entusiasti della manovra per i motivi che ho indicato prima.

L’ossessione che è tutta colpa degli speculatori e delle agenzie di rating spesso nasconde problemi reali e strutturali di vari paesi. Guarda caso gli speculatori non se la prendono con la Germania, ma se la prendono con altri paesi che hanno altri problemi.

- Qual è la peculiarità della crisi in Italia rispetto a quella che ha investito altri paesi come Grecia, Spagna e Portogallo?

L’Italia ha dei problemi diversi da tutti questi. Nel senso che non ha i problemi della Spagna, dell’Irlanda e della Grecia, però ha un’economia stagnante che non cresce da 15 anni, che aveva un debito pubblico già molto alto prima della crisi, che è salito con la crisi e che quindi si porta dietro questo fardello di debito. E’ un’economia bloccata che non cresce.