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Grecia un paese al bivio


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Grecia un paese al bivio

Benvenuti al nostro primo piano sull’Europa. Come molte cose nella storia, la crisi del debito che minaccia la stabilita’ dell’euro ha avuto origine in Grecia. Oggi il paese è fermo e sono tutti consapevoli che il suo futuro dipende dagli aiuti esterni. Le discussioni sul salvataggio si sonoprotratte per piu’ di un anno. Ma ora la Grecia ha bisogno di progettare riforme profonde e drastiche della sua società, quasi una rivoluzione culturale. Economia sommersa e illegale, occupazione, l’evasione fiscale e il nepotismo, così come un apparato pubblico enormemente sovradimensionato sono i mali da estirpare. In caso contrario, il ritorno alla crescita economica sarà un’illusione. Ma resta da vedere fino a che il paese, con la sua mentalità mediterranea, e’ pronto ad affrontare questa sfida.

La sfida della Grecia, l’economia del Paese e le tasche dei cittadini
 
La protesta dei tassisti ellenici, sul piede di guerra per le annunciate liberalizzazioni nel loro settore, sono l’emblema di una Grecia avvolta nella spirale del debito e alle prese con l’esigenza di trovare un punto di equilibrio tra il recupero della competitivita del Paese e le prospettive economiche dei singoli cittadini, duramente prostrate dalle crisi.
 
L’imperativo imposto dall’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale e’ ridurre il debito. I dati parlano chiaro: il prodotto interno greco e’ fermo a 230 miliardi di euro contro un debito pubblico di 350 miliardi che lo sovrasta pesantemente.
 
Per ridare ossigeno alla crescita e invertire la tendenza, il governo di Atene fa conto sui 50  miliardi di euro che dovrebbero provenire dalla privatizzazione delle infrastrutture e di altri beni patrimoniali pubblici.
 
Ma questo, come osserva il Ministro delle Finanze greco, non bastera’:
 
 “Siamo pronti ad attuare il programma di privatizzazione – dice Evangelos Venizelos - ma abbiamo bisogno anche del supporto reale dei nostri partner, perché, senza l’aiuto sul campo, non è possibile raggiungere il nostro obiettivo, non tanto sul piano formale quanto su quello sostanziale. Non abbiamo bisogno solo di numeri e cifre – conclude il Ministro – , ma di risultati reali.”
 
La situazione e’ complicata perche’ la recessione economica greca, che non accenna a fermarsi, rende poco sostenibile il piano di rientro dal debito necessario per continuare ad ottenere gli aiuti e riconquistare la credibilita’ sui mercati internazionali. Cosa accadra’ poi con le misure di austerita’ appena varate?
Le previsioni non sono confortanti. Secondo il FMI il Prodotto interno subira’ una contrazione del 3,8% quest’anno, mentre la disoccupazione giunge a quota 17% con punte del 42,5% tra i giovani di eta’ compresa tra i 15 e i 24 anni, molti dei quali stanno gia’ lasciando il paese.
Per la gente il primo nemico si chiama “carovita”. Negli ultimi due anni si registrano rincari del 7,9%, piu’ di tre volte superiori al modesto aumento degli stipendi. E cosi’ un cappuccino ad Atene e’ arrivato a costare quanto a Parigi e piu’ che a Roma. Una dinamica dei prezzi che penalizza anche la principale industria del paese: il turismo, risorsa trainante che ha reso la Grecia famosa nel mondo. I 15 milioni di turisti l’anno, provenienti in larga parte dall’Europa, rapprentano il 16% della ricchezza nazionale. Ma anche in questo settore sono necessari interventi per superare problemi organizzativi e burocratici, che tarpano le ali ad un potenziale immenso per storia e cultura che deve ora fare i conti con l’economia.

La Grecia ce la farà con l’aiuto dell’Unione
 
euronews
 
In diretta da Atene siamo collegati con Louka Katseli, ex ministro del lavoro e ministro delle finanze fino al 2010. Lei é anche un’economista e molto vicina al primo ministro Papandreou. Una domanda a bruciapelo crede ancora nell’euro e in eurolandia?
 
 
 
 
 
Louka Katseli
 
Certamente, ma tutto dipende se i leader europei hanno davvero voglia di appoggiare eurolandia domani, nei giorni seguenti e nelle settimane future attraverso misure adeguate per garantire la stabilità finanziaria.
 
 
E.
A parte i disordini e le proteste cosa é cambiato nella società greca? Che senso hanno certe frasi del tipo abbiamo vissuto troppi anni al di sopra dei nostri mezzi e ora dobbiamo lavorare di piu’ o la classe politica ci ha traditi e siamo tutti vittime?
 
 
L.K.
C‘é del vero in entrambe le espressioni. Di fronte a una crisi di tale ampiezza la gente é amara, le famiglie sono costrette a tagliare, il potere d’acquisto é in calo e la disoccupazione cresce, C‘é rabbia, frustrazione, ma c‘é anche la speranza che possiamo fare tutto quanto é necessario. L’obiettivo é far uscire il paese dalla crisi
 
E.
Tra le condizioni imposte dai creditori internazionali impongono maggiore rigore e una serie di riforme strutturali. Il governo ha fatto una lista delle aziende da privatizzare. L’orgoglio nazionale ne é colpito? Tra i beni ci sono addirittura delle isole
 
 
L.K.
 
L’obiettivo delle privatizzazioni va ben al di là della riforma strutturale. La privatizzazione deve servire all’aumento della competitività. Non c‘é dubbio che la maggioranza del popolo greco é d’accordo che il programma di privatizzazioni, specie nel settore dei pubblici servizi, é necessario. Ma va fatto con trasparenza e con un occhio ai conti in quanto i beni venduti lo siano a un prezzo conveniente e entro tempi ragionevoli
 
E.
La Grecia é alle prese con un problema di competitività, il chee significa che sono necessari anni di riforme. Il paese é preparato?
 
L.K.
La Grecia é pronta a fare tutto quanto é necessario per migliorare la propria competitività, a mettre l’occupazione al centro del progetto e a riprendere la via della crescita. Ma é necessario l’appoggio degli altri stati europei perché non possiamo tagliare il debito da soli in quanto ci deve essere una soluzione europea al problema. Deve esserci un’ equilibrata divisione dei compiti, con una suddivisione dei carichi fiscali: va in questo senso la lotta all’evasione fiscale. Cio che conta  é il miglioramento delle strutture prodduttive e diventare un investimento attraente
 

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