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Qual è il ruolo della Francia nella crisi del debito?

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Qual è il ruolo della Francia nella crisi del debito?

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In questa situazione di crisi del debito, c‘è chi denuncia una mancanza di leadership politica. Bersaglio delle critiche in particolare è il motore franco-tedesco dell’integrazione europea. Questo motore si è inceppato. Uno dei motivi è che la Francia non può giocare il ruolo di perno della stabilità.

Il Paese deve già far fronte ai propri problemi e si trova in una situazione economica peggiore di quella in cui si trovava quando il presidente Nicolas Sarkozy salì al potere nel 2007.

E poi c‘è il rischio che le banche francesi debbano essere salvate perché troppo esposte nei Paesi più colpiti dalla crisi ossia Grecia, Portogallo e Italia. È per questo che in un contesto di crisi la creatività della Francia sembra essere limitata.

Banche e debito pubblico. L'altra faccia del gigante francese


 
Sotto la corazza si intravedono le prime crepe. Insieme alla Germania un tradizionale pilastro delle economie europee, la solidità della Francia comincia a scricchiolare sotto il peso della crisi del debito. 
 
Difesa a spada tratta da Parigi come una priorità, la tripla A del suo rating non è al momento in discussione. Gli avvertimenti di Standard and Poors sul lungo periodo si accompagnano però ad altri inquietanti segnali.
 
Le stime di Ocse e Ministero delle finanze per la fine del 2011 fotografano un paese in crescita del 2,2%, alle prese con una disoccupazione del 9% e soprattutto un debito pubblico pari ad oltre 85% del Prodotto interno lordo.
 
Una soglia, quest’ultima, pericolosamente vicina a quella del 90%, oltre la quale molti analisti ritengono che la fiducia di consumatori, imprese e creditori cominci a vacillare.
 
Imperativo è quindi secondo gli osservatori un pronto intervento governativo, in forma di un organico e incisivo piano di misure di consolidamento.
 
Il contestato innalzamento dell’età pensionabile approvato negli scorsi mesi non può essere che l’inizio. Con un deficit nel 2010 ancora oltre il 7%del Pil, la discesa oltre la soglia del 3% auspicata per il 2013 appare ancora lontana.
 
A complicare ulteriormente il quadro, i foschi orizzonti sul fronte del credito.
 
Di poco più di un mese fa, l’altolà di Moody’s che ha messo sotto osservazione Societé Generale e altri due colossi del sistema bancario francese come BNP Paribas e Credit Agricole. Per tutte e tre, il rischio è rappresentato da una massiccia esposizione in Grecia che, con un totale superiore ai 50 miliardi di euro, finisce per legare a filo doppio le sorti Parigi a quelle ancora incertissime di Atene.
 
A confermare l’urgenza di un rilancio, lo spazio che ad oltre otto mesi dalle presidenziali, il tema si è intanto già ritagliato in questa fase di pre-campagna. Battibecchi capaci in prima pagina di oscurare l’inconfessabile spauracchio di un’esposizione in Italia, che con i suoi quasi 270 miliardi di euro, rischierebbe di affondare il Titanic francese.

Attali: in Europa è necessario un maggiore federalismo


 
 
 
Laura Davidescu,euronews: 
“Con noi da Parigi per approfondire la posizione della Francia nella crisi dell’euro, Jacques Attali, economista, ex presidente della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e presidente di Planete Finance. 
I federalisti come lei sostengono che l’euro non sopravviverà senza una maggiore integrazione economica e politica dell’Unione. Le sembra che la Francia, il presidente Sarkozy ci sentano da quest’orecchio?”
 
Jacques Attali:
“Se non facciamo un passo verso un maggiore federalismo l’euro sparirà, non si tratta di essere federalisti o anti-federalisti, è un dato di fatto. L’Europa non sopravviverà senza un budget federale un pò più consistente, perché esiste un budget europeo”.
 
euronews: 
“Secondo lei questo punto di vista trova riscontro il seno al governo francese?”
 
Attali: 
“La Francia è sempre stata in prima fila nella costruzione europea. Oggi in Francia si possono raccogliere opinioni estremamente diverse: tutta l’opposizione socialista è a favore dell’emissione di eurobond e di un passo verso l’Unione Europea molto più forte, poi c‘è quello che pensa una parte della maggioranza, poi ci sono delle persone che sono contrarie all’appartenenza stessa all’area euro.   
E poi c‘è una specie di alleanza, diciamo realista, tra una parte del governo francese e il sistema bancario francese, estremamente legati gli uni agli altri, si scambiano informazioni, idee, progetti, mettono chiaramente sul tavolo piani concepiti in collaborazione e questa è una novità nella storia della diplomazia internazionale.  
Vediamo che queste proposte mirano a far quadrare il cerchio, proteggendo le banche e allo stesso tempo permettendo alla Grecia di sopravvivere. In questo momento tali proposte secondo me non sono lungimiranti”.
 
euronews: 
“Appunto, in che modo occorre trovare una visione a lungo termine? Una volta la Francia era il pilota politico dell’Europa, la Germania il suo motore economico. Se si osserva la situazione attuale, si vede che il tandem franco-tedesco è molto sbilanciato a favore della Germania”.
 
Attali: 
“La Francia resta di gran lunga la prima potenza militare europea, la Francia resta la prima potenza economica in molti settori e la Germania ha una forte disoccupazione, molte difficoltà. La Francia resta anche la prima potenza demografica”.
 
euronews:
“Ma così lei contraddice l’opinione dominante secondo la quale la Germania ha l’egemonia economica dell’Europa”.
 
Attali:
“Non mi interessa l’opinione dominante. Io dico che la Germania sarà il malato dell’Europa da qui a vent’anni, perché la debolezza di una nazione si misura essenzialmente con la sua demografia e la sua capacità di concepire una strategia di lungo periodo.
La Germania non ha una strategia simile. I francesi osservano ciò con una certa prudenza, non vogliono ed è fondamentale dal punto di vista francese, essere gli antagonisti dei tedeschi.  
Si tratta di progredire verso un maggiore federalismo europeo, ma allo stesso tempo senza spingere i tedeschi ad opporsi, ma al contrario provando a far capire loro che hanno interesse nel progredire verso un federalismo europeo.  
Se la crisi esplodesse, se la Grecia sfortunatamente dovesse uscire dall’euro, se la Spagna o l’Italia dovessero fare lo stesso, l’euro salirebbe moltissimo, è già troppo forte, e la Germania che ha fondato il suo modello di sviluppo interamente sulle esportazioni e non sul mercato interno, si ritroverebbe in una situazione tragica”.