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Primo piano: La Germania tra politica interna e aspettative europee

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Primo piano: La Germania tra politica interna e aspettative europee

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Benvenuti al nostro primo piano sull’Europa. I governi, i mercati finanziari e i cittadini europei sembrano essere assorbiti dalla crisi del debito zona euro.

In questo delicato momento da piu’ parti si sollevano domande di grande importanza. Ogni paese ha una sua lettura dei fatti e le interpretazione si caricano di sfumature diverse. Tutti concordano pero’ nell’assegnare un ruolo- chiave alla Germania in virtu’ della sua forza economica. Il potere finanziario va di pari passo con la leadership politica. Ma il governo di Berlino è alle prese con una dicotomia difficile da sanare: mettere d’accordo le aspettative interne e quelle dei partener europei.

Angela Merkel, a zig zag nella crisi dell’Euro
 
 
 
La crisi dell’euro mette a dura prova il cancelliere tedesco. E il peso delle responsabilità si fa sentire anche quando si trova lontano dall’Europa. In visita in Africa la settimana scorsa, Angela Merkel ha respinto le richieste pressanti di “riunioni“ immediate dei capi di Stato Europei.
  
Le parole della massima guida politica della piu’ grande economia europea giungono proprio nel momento in cui il vento tempestoso della speculazione ai danni della moneta unica torna nuovamente a soffiare. E questa volta minaccia l’Italia e la Spagna, terza e quarta potenze dell’eurozona
 
  
Ma soprattutto colgono in contropiede anche il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompoy, che lo scorso 12 luglio aveva lanciato un accorato appello ad agire presto: 
 
 
“Sono ansiosamente in attesa di proposte da parte dell’Eurogruppo - ha detto Van Rompoy – in un periodo di tempo molto breve, cosi’ breve che aggiungerei la parola urgente per definirlo. E ‘molto urgente – ribadisce – che siano formulate proposte per fermare i rischi di contagio”
  
La linea della Merkel, non priva di esitazioni, rischia di non fugare tutti i dubbi dei partner e dei mercati.
A fine del 2009, di fronte ai primi segnali preoccupanti per la tenuta del sistema, la Merkel appare riluttante prima a salvare la Grecia, poi l’Irlanda e il Portogallo, eppure giura di fare tutto quanto necessario per salvaguardare l’euro. Nel maggio 2010, sotto le pressioni internazionali, accetta la creazione di un fondo europeo per la stabilità finanziaria che, istituito il 9 maggio a Brussel, è approvato dal Bundestag il 21 maggio.
 
Angela Merkel deve spiegare ad una opinione pubblica tedesca disorientata, il contributo di Berlino:
“Questo pacchetto – dichiara – è destinato a rafforzare e proteggere la nostra moneta comune. Non ha precedenti nella storia dell’euro e dell’Unione Europea e siamo valutando misure adatte ad una situazione straordinaria. E per i nostri cittadini, mettiamola in questo modo: Stiamo proteggendo i soldi della gente in Germania”.
 
Ma la cancelliera tedesca, che punta al suo terzo mandato popolare, ha di fronte a sé un’agenda politica interna difficile da governare e all’ultimo test elettorale  ha subito una pesante sconfitta perdendo la maggioranza nel  Bundesrat, la Camera Alta, dopo una serie di disfatte nei voti locali e regionali in cui la CDU e’ stata spodestata dallo storico feudo del land di  Baden-Württemberg.
 
La popolarità della Merkel è in calo, malgrado i buoni risultati dell’economia tedesca, spinta dai brillanti trend del suo export, che – e’ bene osservarlo – si concentra per i suoi 2/3 sui mercati europei.
La disoccupazione si attesta al 7% ed è il dato piu’ basso dalla riunificazione e degli ultimi 20 anni.
La crescita, a sorpresa dell’1,5% nel primo trimestre, secondo il FMI internazionale si confermera’ al 3,2 su base annua.
 
Migliorano anche i conti della Germania: il rapporto deficit/pil scendera’ dal 3,3 al 2,2%  e l’indebitamento si ridurra‘ di un punto nello stesso periodo. 
  
A Dauville nel 2010, allo stesso tavolo con Sarkozy e Medvedev, la Merkel aveva auspicato l’intervento di investitori privati per riequilibrare le sorti dei paesi in difficoltà. Uno scenario che ha contribuito a fare di Berlino un punto di riferimento imprescindibile per la stabilità del “sistema Europa”.  Marce indietro della cancelliera permettendo.
 

Claudia Kade: “La Germania, paese diviso a meta’ sui salvataggi”
 
E’ con noi in collegamento da Berlino Claudia Kade, corrispondente politico in Germania del Financial Times Deutschland.
 
Grobe
Euronews:
Sentiamo parlare molto spesso del fatto che i tedeschi sono stufi della crisi, che non vogliono essere il “rifugio finanziario“ dei Paesi indisciplinati e pagare i conti per la salvezza delle economie  greca, portoghese e – forse presto – italiana. Secondo lei, qual è il grado di solidarietà europea in Germania in questo momento?
 

 
Kade: 
Su questo argomento l’opinione pubblica in Germania e’ equamente divisa. Proprio lo scorso fine settimana è stato pubblicato un sondaggio secondo cui il 50 per cento dei tedeschi si dichiara pronto a sostenere l’Unione Monetaria qualunque cosa accada, ma il 50 per cento si rifiuta di accettare questa prospettiva. E questo è un problema per il cancelliere Angela Merkel, per tutto ciò che fa e decide. in ogni caso, contro di lei ci sarà la rabbia di metà degli elettori.

 
Grobe
Euronews:
Investitori ed analisti finanziari hanno criticato la politica a zig-zag del governo tedesco e del cancelliere Angela Merkel. Pensiamo al piano di salvataggio greco, agli interessi  sui prestiti per il salvataggio. Sul fronte di un governo economico europeo, il Cancelliere Merkel sembra battuto… quasi fuori dai giochi e impotente. Perché? Cosa c‘è dietro questa impressione?
 
Kade
In primo luogo, la popolazione è divisa. Ma poi, anche nell’area di governo il numero degli euroscettici è aumentato. Tra i liberali e cristiano-sociali bavaresi ci sono voci insistenti secondo cui queste forze non sono disposte ad accettare l’uso di miliardi di denaro dei contribuenti per stabilizzare l’Unione monetaria. Fatti a cui Angela Merkel deve prestare attenzione. Poi il cancelliere è in un stato di conflitto permanente con il suo ministro delle finanze, Wolfgang Schäuble, su come affrontare la crisi in modo corretto. Tutto questo ostacola l’adozione di una chiara strategia del cancelliere. Inoltre, l’attendismo non gioca a favore. In una situazione del genere, con la crisi che coinvolge Grecia, Portogallo e Irlanda, i mercati reagiscono molto più velocemente del cancelliere.
 

Grobe
Euronews:
 
Lasciatemi sollevare un altro punto importante. Il governo Merkel non era in grado di nominare un tedesco alla guida della BCE e al Fondo Monetario Internazionale? Perchè la Germania e’ rimasta passiva. Un paese di 80 milioni di persone, non poteva esprimere un candidato unico credibile e all’altezza?

  
Kade:
Per quanto riguarda la BCE, c’era un candidato tedesco, Axel Weber, l’ex capo della Bundesbank Ma poi ha abbandonato il cancelliere. Ci sono state diverse spiegazioni sul motivo per cui lo ha fatto, a quanto pare… non si sentiva sufficientemente supportato dalla Merkel. Anche se il suo ufficio sostiene che lo hanno sempre sostenuto. Così, la Merkel è stata totalmente sopraffatta dagli eventi e incapace di produrre un altro candidato di livello internazionale con cosi’ breve tempo a disposizione. La stessa cosa è successa con i vertici del FMI. Lei e’ stata  sorpresa dall’affaire Dominique Strauss-Kahn e non ha reagito abbastanza velocemente. Ma diciamo la verità:.. La Germania non può essere piu’ sicura di un ampio sostegno europeo perche’ sta scontando un certo progressivo isolamento all’interno l’Unione europea.

 
Grobe
Euronews:
 Questo mi porta alla domanda sul sostegno politico in Europa. Chi sono gli alleati della Merkel?

 
Kade:
Beh, per quanto riguarda le linee generali della crisi, ci sono soggetti  interessati all‘ attuazione di misure di austerità e riforme strutturali nei paesi del debito. Angela Merkel può contare solo su alcuni alleati più piccoli come l’Austria e Paesi Bassi, ma è chiaro che la Germania non può andare avanti senza la Francia. I due più grandi paesi devono trovare un accordo e marciare insieme. Ed ecco il problema: Nicolas Sarkozy marcia in una direzione totalmente diversa da quella di Angela Merkel

 
Grobe
Euronews:
Allora ringraziamo per la sua valutazione Claudia Kade corrispondente del Financial Times Deutschland