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Usa, la battaglia sul debito e il rischio crac

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Usa, la battaglia sul debito e il rischio crac

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Entro il 2 agosto, Casa Bianca e Congresso dovranno trovare un accordo. In mancanza di una reazione credibile alla crisi del debito, sui titoli pubblici statunitensi incombe la scure delle agenzie di rating. Per evitare il declassamento è necessaria una manovra che fermi l’impennata dei conti pubblici e contemporaneamente innalzi il tetto del debito.

La soglia dei 14 mila miliardi di dollari di debito è stato raggiunto a maggio. Il rischio di Crac si prospetta da mesi ed ora si impone una manovra di resposabilità che metta d’accordo Repubblicani e Democratici. Ma per la prima volta nella storia del Paese, questo accordo tarda ad arrivare.

Una situazione che non lascia indifferenti i mercati che respirando aria di incertezza cominciano ad entrare in fibrillazione. “L’ impensabile è ciò che in molti a Wall Street non si aspettano – ammette Sam Stovall di Standard and Poor`s – e cioè che il Congresso non produca un accordo sui tagli al debito. Ogni giorno questa ipotesi si avvicina e l’impensabile comincia a profilarsi”

La solvibilità del sistema a stelle e strisce è già sottoposto alla lente d’ingrandimento. Moodys il 13 giugno scorso ha messo in forse la tripla A associata alle casse Usa. Nuovo segnale di difficoltà dopo i tanti inviati dall’economia, ora che la macchina del credito si è inceppata per l’assenza di liquidità, bloccando il benessere e lo sviluppo finora conosciuta.

La cartina tornasole è la cifra del deficit che ormai ammonta all’ 11 % del Prodotto Interno Lordo. L’imperativo è ridurre questo disavanzo. Obama punta ad alzare le tasse ai ricchi oltre a dimagrire la spesa pubblica. I Repubblicani, da quell’orecchio non ci sentono.

“Siamo comunque tutti d’accordo sul bisogno intraprendere azioni concrete contro deficit e debito” – ha dichiarato Barack Obama, ma cosa nel dettaglio si farà è oggetto di una serrata trattativa.

“Obama – afferma il repubblicano John Boehner – continua ad insistere sulla necessità di alzare le tasse, ma non è una scelta abbastanza seria per risolvere i problemi nell’immediato e in futuro”. Il Presidente statunitense punta ad un taglio del deficit pari a 4 mila miliardi di dollari in 12 anni. La sforbiciata riguarderebbe la sanità, la difesa, e i vantaggi fiscali accordati ai più ricchi. I Repubblicani propongono di risparmiare quasi sei miliardi di dollari in dieci anni, senza aumentare la pressione fiscale sui grandi patrimoni.

Un duello in cui si inseriscono gli outsider del Tea Party, che innalzano barricate contro tasse e compromessi. In questo clima politico l’appello all’unità rischia di cadere nel vuoto: sembra piuttosto l’anticamera di lunga campagna elettorale che dalle primarie del Partito Repubblicano porterà alle prossime elezioni presidenziali.