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Fra proteste e spettro di una crisi energetica, il Giappone del dopo-Fukushima annuncia i primi passi per il ritorno alla piena operatività delle proprie centrali nucleari. Senza specificarne date e dettagli, Tokyo ha parlato di stress-test in primo luogo mirati a verificare la tenuta degli impianti ad eventuali tsunami e terremoti.

“Gli standard a cui ci rifaremo – ha detto il portavoce del governo, Yukio Edano – si propongono anzitutto di certificare la sicurezza delle centrali e così riguadagnare la piena fiducia della popolazione. Condizioni e metodi dei test saranno simili a quelli effettuati nei paesi dell’Unione Europea”.

Gli strali dell’opinione pubblica si concentrano intanto sul premier Naoto Kan, accusato di malgestione dell’emergenza nucleare e incapacità di sanare il crescente debito pubblico giapponese. A suggerire l’urgenza degli stress-test anche lo stop cautelativo di 35 delle 54 centrali del paese, ordinato dopo l’incidente di Fukushima.

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