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GB: scandalo intercettazioni chiama in causa tutto il sistema dei media

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GB: scandalo intercettazioni chiama in causa tutto il sistema dei media

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“Azioni compiute anni fa da alcuni individui, in quella che è stata una buona redazione, hanno rotto il rapporto di fiducia tra il News of the World e i suoi lettori. Per questo abbiamo preso la decisione di chiudere il giornale, di cessare le pubblicazioni dopo questa domenica.”

Così James Murdoch, figlio ed erede del magnate australiano Rupert, ha posto fine ieri alla storia di una testata che era un’istituzione in Gran Bretagna. Il News of the World, giornale domenicale nato 168 anni fa e con una tiratura di 2,8 milioni di copie, è una leggenda altrettanto popolare quanto screditata.

La sua storia è costellata di inchieste approfondite e di scoop, ma anche di pettegolezzi sulle celebrità e sugli scandali sessuali in politica. Il giornale ha portato alla luce molte notizie, ma ha anche rovinato la carriera e la reputazione di tante persone.

Le sue pratiche spregiudicate erano note, ma stavolta lo scandalo supera ogni limite. Il giornale intercetta 4000 telefoni, tra cui quello di Milly Dowler, tredicenne rapita nel 2002. Mentre tutto il Paese è mobilitato per le ricerche, un investigatore privato del giornale accede alla sua segreteria telefonica.

Per ottenere più informazioni, cancella alcuni messaggi dalla casella piena, distruggendo così delle prove e facendo credere alla famiglia che la bambina sia viva. Il giornale spia anche i telefoni dei parenti dei britannici morti in Iraq o in Afghanistan o negli attentati di Londra.

Un primo scandalo che riguarda intercettazioni di personalità e in particolare di membri della famiglia reale, porta in carcere nel 2007 un giornalista, riarrestato oggi, e un detective, di nuovo chiamato in causa. Gli unici due a pagare per un caso dalle molte ramificazioni.

Malgrado le testimonianze e le denunce si susseguano, la polizia non riapre l’inchiesta, fino a questa settimana. Perché? Allo scandalo della condotta del giornale, si aggiunge quello dei legami tra i media e la polizia, delle mazzette pagate agli agenti in cambio di informazioni.

“A quanto ricordo – dichiara un ex collaboratore del tabloid -, si pagavano circa 200 sterline (225 euro) per farsi dire a chi corrispondeva il numero di targa di qualcuno che aveva fatto visita a una celebrità. Mentre una buona storia lunga un paio di pagine poteva valere 5 o 10 mila sterline.”

E all’intervistatore che gli chiede se era una pratica abituale pagare la polizia, risponde: “Sì.”

Queste rivelazioni sono confermate dall’allora capo della squadra anti-corruzione della polizia: “Ci sono stati uno o due casi ad alto livello, quando personalità pubbliche, celebrità sono state coinvolte in crimini o vittime di crimini e i loro nomi sono apparsi sui giornali molto velocemente, il mattino dopo e potrebbero essere stati rivelati solo da uno di noi.”

Nel mondo estremamente competitivo della stampa scandalistica britannica, queste pratiche potrebbero essere molto diffuse. Se l’inchiesta avviata dal premier lo dimostrasse, tutto il panorama mediatico della Gran Bretagna potrebbe esserne sconvolto.