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Sanzioni senza frontiere: stop a impunità su strade UE

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Sanzioni senza frontiere: stop a impunità su strade UE

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Stop all’impunità su strade e autostrade in Europa. I trasgressori al volante in un Paese dell’Unione diverso dal proprio, si vedranno recapitare in ogni caso la multa a casa.

Il Parlamento europeo ha infatti approvato una direttiva che impegna gli Stati membri a comunicare i dati di immatricolazione del veicolo e quelli del proprietario, alle autorità del paese in cui è avvenuta l’infrazione.

L’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, che integra la “cooperazione fra le polizie” europee nel campo comunitario, ha sbloccato l’iter del testo legislativo fermo da tre anni.

La relatrice, Inés Ayala Sender, del Gruppo dell’Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo, ha dichiarato: “Il cittadino o la cittadina europei in visita in un altro paese, che commettevano un’infrazione stradale, se non venivano subito fermati, al rientro nel loro paese restavano impuniti. Questo perché non c’era un sistema di informatizzazione e cooperazione fra le polizie per le infrazioni su strada”.

L’obiettivo è abbassare il numero di incidenti provocati da persone non residenti che, secondo le stime, sono causa di 400 vittime ogni anno sulle strade europee. L’idea di poter essere più liberi, in un paese estero, di trasgredire le regole, incide pesantemente su questo dato.

La direttiva riguarda otto tipologie di infrazioni:

1. Eccesso di velocità

2. Mancato rispetto del semaforo

3. Guida in stato di ebbrezza

4. Guida sotto effetto di stupefacenti

5. Mancato uso della cintura di sicurezza

6. Mancato utilizzo del casco

7. Uso di cellulari o di altri sistemi elettronici di comunicazione alla guida

8. Circolazione su corsie riservate

La direttiva “sanzioni senza frontiere” tocca tutti i paesi dell’Unione Europea. Solo tre Paesi possono non applicarla, come spiega Inés Ayala Sender: “Tre Paesi rientrano nella casistica che noi chiamiamo ‘opt-in e opt-out’. Ovvero hanno il diritto di restarne fuori. Si tratta del Regno Unito, dell’Irlanda e della Danimarca. L’Irlanda ha comunque espresso l’intenzione di applicare la norma, il Regno Unito ne sta ancora discutendo”.

Lo Stato dove è stata commessa l’infrazione invierà una richiesta di informazioni, con i dati sull’immatricolazione rilevata, il luogo, la data, l’ora e il tipo di violazione del codice. Il Paese del residente fornirà tutte le informazioni relative al veicolo e al suo proprietario.

Inés Ayala Sender spiega ancora: “Le autorità competenti in materia di scurezza stradale dello Stato dove l’infrazione è stata commessa, potranno esigere e ordinare al Paese di residenza del trasgressore i dati per identificarlo, e questo sarà obbligato a fornirli”.

Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, gli Stati avranno a disposizione 24 mesi per accogliere la normativa.

A quel punto se avete commesso un’infrazione all’estero non ci sarà scampo: la temuta raccomandata arriverà a casa.