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Sonorità e culture dal mondo. La "Via della seta" di Yo-Yo Ma

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Sonorità e culture dal mondo. La "Via della seta" di Yo-Yo Ma

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Lungo la rotta che da Alessandro il Grande a Marco Polo ha avvicinato Oriente e Occidente, per aprirsi al dialogo fra le culture, a cavallo di passato e presente. E’ la “Via della seta” secondo Yo-Yo Ma.

“Silk Road Project” il nome dell’iniziativa. Una metafora fra storia e musica, che affonda le radici nello stesso percorso del violoncellista e cittadino del mondo: origini cinesi, natali a Parigi e poi, fin da giovanissimo, gli studi a New York.

“Quello che amo della New York di oggi – ci dice -, è il fatto che ospita un’enorme varietà di persone da tutto il mondo. E il fatto che a risultarne sia una sorta di scambio continuo”.

E’ infatti proprio intorno al concetto di “scambio” che ha preso corpo anche il gruppo del Silk Road Project: una sessantina di musicisti da più di 20 paesi, che da oltre 10 anni sperimentano contaminazioni del loro già sterminato bagaglio di sonorità e tradizioni.

“Credo che per lavorare con altre persone – dice ancora Yo-Yo Ma – sia necessario un requisito fondamentale: lo scambio, che significa anzitutto fiducia. La fiducia come parte dell’ ammirazione nei confronti di qualcuno. Quella che ci porta a dirgli: ‘Mi piace quello che fai, non sono sicuro di comprenderlo, ma mi affascina e lo sento abbastanza vicino da rendermi conto di quanto sia prezioso. Mi insegneresti, quindi, come farlo?’”.

Spingendosi oltre le rotte dell’antica Via della seta, il Silk Road Project si propone di avvicinare il mondo, attraverso la valorizzazione di un mosaico di musiche tradizionali e composizioni originali.

Centrale è quindi il momento del confronto. “Quando ci ritroviamo insieme – racconta Yo-Yo Ma – siamo come dei vecchi amici. Sono però sempre scambi rapidissimi: facciamo i concerti e poi torniamo a riflettere su quanto appena fatto”.

Arricchimento e conoscenza di cui si alimentano equilibri e musiche del gruppo passano anche per le visite “a domicilio” dai suoi membri.

“Andremo a trovare Kayhan a Teheran, Sandeep a Nuova Delhi o Alim in Azerbaijan – dice il violoncellista -. Conoscere la società e le famiglie da cui provengono ci fornisce degli elementi in più per comprenderci meglio. E’ come incontrare i genitori della fidanzata”.

Mente e motore del progetto, oltre a suonare e curarne la direzione artistica, Yo-Yo Ma presta il suo eclettismo anche all’instancabile ricerca di allargarne composizione e orizzonti.

“Adoro il talento e adoro incontrare persone con una marcia in più – dice -. E se non ce l’hanno, mi piace vedere come pian piano arrivino a svilupparla. Una volta poi che l’hanno conquistata, è una sorta di fuoco interiore che li porta a voler andare avanti. Vogliono che il mondo sappia chi sono e la domanda allora diventa: io ho davvero qualcosa da offrirgli? Spesso la risposta è no, perché sanno già quello che vogliono. Ma questo vecchio musicista che sono, ogni tanto si dice che forse, può comunque esser loro d’aiuto”.

La parola chiave è sempre e comunque condivisione. “Per me – conclude Yo-Yo Ma – si tratta principalmente di prendere qualcosa che sia davvero meraviglioso o trascendente e poi condividerlo con il gruppo”.

In questa edizione di Musica avete ascoltato estratti dai seguenti brani:

¡Chayraq!
The Giant’s Dream
di Gabriela Lena Frank

¡Chayraq!
Crying Song
di Gabriela Lena Frank

The Silent City
ultimo movimento
di Kayhan Kalhor