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Cresce la tensione tra Siria e Turchia

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Cresce la tensione tra Siria e Turchia

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Doveva essere un’alleanza a prova di bomba. E invece… Fin dall’inizio della rivolta in Siria, il premier turco Recep Tayyip Erdogan si è trovato stretto tra due fuochi: da un lato le pressioni di europei e americani, impegnati a costituire un fronte comune contro Damasco; dall’altro la lealtà nei confronti del presidente siriano Bashar al Assad, considerato un amico personale.

Sulle prime, Erdogan prende le difese di Al Assad. Ma i racconti dei rifugiati siriani ammassati alla frontiera turca lo costringono poi a prendere le distanze da quella che si rivela una repressione sproporzionata contro civili inermi.

In un’intervista del 10 giugno accordata alla tv turca, il premier non usa giri di parole: “Vi dico chiaramente che il fratello del presidente, Mahir Al Assad, capo della Guardia repubblicana, si sta comportando in maniera inumana, punta dritto al massacro: la faccenda è di competenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che ci sta già lavorando. Dopo tutto ciò che è accaduto, la Turchia non può più difendere la Siria”.

Dieci giorni più tardi, parlando dei disordini in Siria, Bashar Al Assad ribadisce la teoria del complotto internazionale. Sulla Turchia nemmeno un cenno: a quello pensa il suo ministro degli esteri, Walid Al-Moualem, che in tono conciliante si rivolge direttamente al governo di Ankara: “Chiediamo ai nostri amici che hanno ascoltato il discorso del presidente e che ci hanno voltato le spalle di ripensarci. Vogliamo che le relazioni con i nostri vicini turchi siano le migliori possibili”.

Ma il divorzio sembra già consumato. D’altra parte, l’afflusso di rifugiati dalla Siria sta costringendo la Turchia a fronteggiare un’emergenza umanitaria.