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Via dall'Afghanistan. Washington e Kabul fra timori e speranze

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Via dall'Afghanistan. Washington e Kabul fra timori e speranze

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Sollievo per la fine di un conflitto sempre più impopolare, timore di un autogol nella lotta ad Al Qaida.

Stati Uniti e Afghanistan attendono divisi e perplessi il discorso di Obama sulla exit strategy di Washington. Come promesso alla fine del duemilanove, il presidente annuncerà nella notte la tempistica del ritiro delle truppe dall’Afghanistan.

Secondo fonti prossime alla Casa Bianca, i primi 5.000 dei circa 100.000 uomini ancora sul terreno dovrebbero lasciare il paese a luglio, seguiti entro dicembre da un altro scaglione della stessa entità. Un modo per ribadire, in patria e a Kabul, che la guerra non sarà senza fine.

Dopo praticamente un decennio di presenza statunitense, a dominare qui sono i contrastanti sentimenti di liberazione e abbandono.

“Sono contento del ritiro delle truppe americane – dice un residente della capitale afgana -. Mi resta però un po’ di timore, sulla nostra capacità di riprendere in mano la gestione della sicurezza”.

“Il ritiro di migliaia di soldati dal sud – commenta un ex generale dell’esercito di Kabul – avrebbe inevitabili ripercussioni sulla sicurezza. Se lasceranno sguarnito il confine col Pakistan, infiltrarsi nel nostro paese, per gli insorti diventerà un gioco da ragazzi”.

Interrogativi che rimbalzano negli Stati Uniti, dividendo Congresso e vertici militari. Se in linea con l’opinione pubblica il primo scalpita per un rapido ritiro, i responsabili della difesa sostengono invece la necessità di un’uscita più graduale.