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Grecia: dopo il si all'austerity, un futuro in salita

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Grecia: dopo il si all'austerity, un futuro in salita

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Il sofferto via libera governativo a una nuova austerity è solo il primo passo: la Grecia dovrà barcamentarsi ancora, tra rivolte di piazza e dolorosi tagli, per evitare il naufragio finanziario e garantirsi la rete di protezione dell’Europa.

A pagare il prezzo più salato, categorie già fragilizzate: “La crisi ci preoccupa molto”, dice un pescatore, “La gente non ha i soldi per acquistare il nostro pesce. Dobbiamo vendere la merce sottocosto”.

Pillola amara che Atene fatica a far digerire ai greci, il rigore è la via obbligata per avere nuovi prestiti finanziari.

“Non credo che faranno marcia indietro perché dobbiamo rendere un sacco di soldi, non c‘è altra scelta”, commenta un’ateniese, “Di solito non sosterrei questo governo ma, visto che c‘è bisogno, lo farò”.

Compatto il voto socialista al governo Papandreu del dopo rimpasto, forte della fiducia nel neo ministro delle finanze Evangelos Venizelos che gode di ottima reputazione sui mercati e nel paese.

In attesa del definitivo sì parlamentare al piano, che Bruxelles esige entro la fine di giugno, le strade di Atene restano però teatro di tanta rabbia e di scontri continui con le forze dell’ordine.