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Fra opposizione e rassegnazione. Una Grecia divisa verso l'austerity

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Fra opposizione e rassegnazione. Una Grecia divisa verso l'austerity

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Nel giorno del via libera governativo alla nuova austerity della discordia, la Grecia si sveglia fra opposizione e rassegnazione.

“Resa incondizionata” e “Piazza contraria” i titoli dedicati dai quotidiani alla fiducia incassata dal nuovo esecutivo Papandreu, che oggi dovrebbe adottare il piano di rigore.

La nuova stretta di cinghia che attende i greci divide però la popolazione. Se molti rimproverano al governo di calpestare i lavoratori, sacrificandoli a interessi e diktat internazionali altri parlano di preziosa occasione per voltare pagina e svecchiare il Paese. “Il nostro sistema è antiquato e la gente abituata al clientelismo – dice un residente di Atene -. Per noi è ormai tempo di diventare una nazione moderna come le altre. Quella che ci si offre oggi è una grande opportunità”.

Salato prezzo della svolta sarà la drastica cura a cui ha spianato la strada il compatto voto socialista al governo Papandreu del dopo-rimpasto: un’austerity di tagli e misure fiscali per i prossimi cinque anni, a cui si accompagnerà un piano di privatizzazioni da 50 miliardi di euro da realizzare entro il 2015.

Scenari che, dopo giorni di proteste, sono ieri tornati a mobilitare migliaia di Greci intorno al Parlamento di Atene. Rabbia e scontri con le forze dell’ordine, poi, dopo la fiducia che nei prossimi giorni dovrebbe condurre al definitivo sì parlamentare al piano.