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Allarme oceani: specie marine a rischio estinzione

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Allarme oceani: specie marine a rischio estinzione

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Gli oceani sono malati, malati gravi. A lanciare il grido d’allarme, un comitato composto da 27 scienziati di 18 organizzazioni diverse, secondo i quali sulle specie marine grava il rischio di un’estinzione di massa.

La moria di sardine avvenuta all’inizio dell’anno in Brasile non è che un segnale tra tanti. Altrove, come in Messico, sono le mangrovie a scomparire a un ritmo senza precedenti. Gli scienziati sottolineano che la degenerazione degli oceani sta avvenendo a un ritmo più veloce dei pronostici peggiori.

Interi ecosistemi, come le barriere coralline, rischiano di sparire in una generazione appena. La colpa è di una serie di fattori che, combinati tra loro, sono stati responsabili di altre grandi estinzioni del passato. Si tratta di inquinamento, acidificazione, riscaldamento, pesca eccessiva e mancanza di ossigeno. Il tempo stringe e servirebbero azioni urgenti.

Il rapporto raccomanda innanzitutto una riduzione immediata delle emissioni di Co2. Impresa non facile per non dire disperata, se si pensa che nel 2010 le emissioni di diossido di carbonio sono aumentate del 5%, superando i livelli record del 2008.

La responsabilità dell’uomo è evidente anche per quanto riguarda la pesca. Secondo gli scienziati, occorrerebbe preservare le specie a rischio di estinzione creando vere e proprie riserve per la conservazione della biodiversità marina.

Quanto all’inquinamento, il rapporto sottolinea che in mare finiscono prodotti tossici di vario tipo: dalle acque di scarico ai fertilizzanti ad altre sostanze chimiche sversate nei fiumi.

Servono poi garanzie per lo sfruttamento in sicurezza delle risorse minerarie ed energetiche del mare: ad esempio in occasione della posa di condotti e cavi sottomarini.

Il rapporto, presentato all’Onu, raccomanda che siano proprio le Nazioni Unite a farsi carico della salvaguardia degli oceani, sfidando, se necessario, anche le giurisdizioni nazionali.