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Lussemburgo, lavoratori in piazza contro austerità

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Lussemburgo, lavoratori in piazza contro austerità

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Si allarga in Europa lo scontento sociale contro le misure di austerità finanziaria. I sindacati europei hanno convocato una manifestazione a Lussemburgo. Già in aprile, a Budapest, avevano  chiesto che i sacrifici fossero ripartiti più equamente.
 
John Monks, ex segretario generale della Confederazione dei sindacati europei: “Vogliamo che chi ha le spalle più larghe sia chiamato a sostenere il peso maggiore: questo risanamento non può ricadere tutto sui più poveri, sui meno pagati, i disoccupati e quelli che stanno lottando contro la recessione”.
 
Nel mirino, il patto Europlus, sottoscritto a marzo dai leader dei diciassette paesi dell’eurozona, ai quali si sono aggiunti i dirigenti di Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania.
 
Si tratta di un pacchetto di misure per la stabilità finanziaria e la competitività. Prevede di legare l’evoluzione salariale alla produttività; prescrive riforme per ridurre i costi del sistema pensionistico e dello stato sociale; stabilisce limiti al deficit di bilancio da iscrivere nelle costituzioni nazionali o in leggi ordinarie.
 
 
 
  
Ignacio Fernández Toxo, da maggio lei è il nuovo presidente della Confederazione dei sindacati europei e rappresenterà 60 milioni di lavoratori in 36 paesi. Quali sono gli obiettivi dell’euro-manifestazione convocata a Lussemburgo? 
 
Ignacio Fernández Toxo: Durante il Congresso della Federazione che ha avuto luogo di recente ad Atene, abbiamo approvato un programma con una serie di elementi di rettifica delle politiche di austerità che si diffondono in Europa: contro i tagli e in difesa dei diritti e degli stipendi dei lavoratori. 
 
euronews: Lei denuncia in particolare il Patto Europlus, che i Ventisette discuteranno questa settimana a Bruxelles. Ci spiega in che cosa questo patto nuocerebbe ai lavoratori europei?
  
Fernández Toxo: In primo luogo, questo patto è profondamente anti-democratico perché tutte le questioni che sono state escluse dai Trattati dell’Unione europea oggi sono fatte proprie dall’Ecofin e imposte ai governi dei vari paesi: parlo di stipendi, di contratti collettivi, di pensioni… temi che, a nostro parere, sono di pertinenza esclusiva dei governi nazionali e degli spazi di concertazione sociale propri a ciascun paese. Inoltre, queste decisioni vengono imposte in modo brusco e finiscono per peggiorare notevolmente le condizioni dei lavoratori. Questo si aggiunge al piano sulla governance economica e, se tutto ciò si concretizzerà, rischia di allontanare l’uscita dalla crisi e di compromettere il futuro dei diritti sociali in Europa.
 
euronews: Qual è il punto più problematico secondo i sindacati? 
 
Fernández Toxo: La questione più problematica del patto è quella che riguarda l’avvenire dei meccanismi di protezione sociale, vale a dire: le indennità di disoccupazione - perché bisogna ricordare che oggi nell’Unione europea ci sono 23 milioni di persone senza lavoro – il futuro delle pensioni, che oggi sono sottoposte a pressioni enormi perché c‘è una tendenza a posticipare l’età pensionabile e perché si riducono le aspettative per i futuri pensionati. Infine tutto quello che riguarda i grandi servizi pubblici, come la salute e l’educazione, gli aiuti alle famiglie disagiate, eccetera…
 
euronews: A parte gli scioperi che i sindacati hanno convocato in paesi come la Grecia e altrove in Europa, quali misure proponete ai lavoratori, in concreto, per uscire dalla crisi?
 
Fernández Toxo: Abbiamo proposto ai lavoratori una serie di rivendicazioni da portare avanti nei negoziati collettivi per combinare una crescita moderata dei salari con la difesa dei posti di lavoro, l’adozione di strategie per rafforzare la competitività dei paesi e la produttività delle imprese. Ma se questi sforzi non si accompagnano a un’azione decisa dell’Unione europea per dare una scossa all’economia – perché dobbiamo ricordare che attraversiamo una crisi della domanda che dura da fin troppo tempo – se tutti questi sforzi non sono accompagnati da misure quali l’imposizione di tasse sulle transazioni finanziarie a carico delle banche, affinché risarciscano una parte dei danni che hanno procurato alle economie europee, o da un processo di armonizzazione fiscale, allora è difficile che le nostre proposte sortiscano gli effetti desiderati.