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Siria: governo richiama rifugiati in patria, ma proseguono proteste

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Siria: governo richiama rifugiati in patria, ma proseguono proteste

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Il governo siriano ha chiesto alle migliai di rifugiati che continuano ad abbandonare il paese attraverso il confine settentrionale con la Turchia, di rientrare a casa.
 
Sono più di 8500 i siriani fuggiti dalla repressione condotta dalle forze di sicurezza del presidente Bashar Al Assad, la cui dinastia mantiene il potere da 41 anni.
 
“Siamo venuti qui per via dei soldati. Ci stanno buttando fuori dalle nostre case. ci sparano con i carri armati, radono al suolo le nostre case, ci hanno distrutto”
 
La maggior parte dei rifugiati sono abitanti di Jisr al Shugour, una città a 12 chilometri dal confine, oggetto di una forte repressione da parte delle autorità militari governative.

La versione del regime è che 120 militari sono stati uccisi 10 giorni fa da terroristi ribelli. 

Mentre testimoni locali parlano di disertori uccisi dell’esercito stesso.
Così è cominciata la repressione e la fuga di quegli abitanti che ora, attraverso immagini della tv di stato, il governo invita a rientrare nella loro città ormai vuota.
 
Si muove anche la diplomazia.
Oggi un emissario del governo di Assad sarà ricevuto dall’appena rieletto primo ministro turco Recep Tayyp Erdogan che ha già chiesto alla Siria di interrompere la repressione e stabilire un calendario di riforme.

Mentre a Damasco gli insorti contro il regime bruciano bandiere iraniane, l’altro vicino della Siria ha negato le accuse statunitensi di sostenere la repressione.