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La Bielorussia nella morsa della crisi economica

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La Bielorussia nella morsa della crisi economica

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Cresce il malcontento in Bielorussia, dove si sta vivendo la peggior crisi finanziaria degli ultimi vent’anni.

Domenica circa 200 automobilisti hanno bloccato la frontiera con la Polonia presso la località di Brouzgui per protestare contro le limitazioni alle esportazioni imposte dal governo. Misure che il Presidente Alexandre Lukashenko ha preso per arginare gli effetti della crisi economica.

Già martedì scorso centinaia di automobilisti avevano protestato a Minsk contro la decisione di aumentare del 30 per cento il prezzo del carburante. Proteste alle quali Lukashenko aveva risposto con una mezza marcia indietro, annunciando misure meno drastiche.

Ma questa non sembra essere la soluzione ai problemi del paese: “La situazione è piuttosto critica”, sostiene l’economista Andrei Karpunin. “Se il governo sostiene economicamente le raffinerie e le importazioni di petrolio, significa che ha le risorse per farlo. Ma personalmente non vedo tutta questa ricchezza. Ciò significa che è stata semplicemente fatta una mossa populista”.

E infatti le casse dello Stato nel mese di maggio mostravano che l’economia del paese non gode affatto di buona salute: le riserve sono scese di 138 milioni di euro, il rublo bielorusso ha subito, secondo dati ufficiali, una svalutazione del 36 per cento rispetto allo scorso anno, mentre l’inflazione si attesta al 32,6 per cento.

Più di tutto preoccupa il debito di 37 milioni di euro nei confronti della Russia. Un debito che se non verrà saldato entro il prossimo 19 giugno comporterà il taglio completo della fornitura di elettricità.

Nella morsa della crisi Minsk ha chiesto un prestito di 2,8 miliardi di euro scaglionati in tre anni alla Russia e agli altri partner della Comunità Economica Eurasiatica. Ma Mosca ha posto le sue condizioni: la Bielorussia deve procedere con le privatizzazioni.

Mosca ha infatti già messo gli occhi su Beltransgaz, la compagnia di stato che porta il gas russo verso l’Europa. Gazprom, che detiene già metà del capitale, vorrebbe mettere le mani sul restante 50 per cento.