ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Italia: il no al nucleare, dal 1987 ad oggi

Lettura in corso:

Italia: il no al nucleare, dal 1987 ad oggi

Dimensioni di testo Aa Aa

Le ragioni per cui gli italiani rifiutano l’energia atomica hanno radici lontane. Già nel 1987, dopo anni di campagne antinucleari e poco dopo la catastrofe di Chernobyl, un referendum aveva portato alla chiusura delle 3 centrali allora in funzione. Il loro smantellamento costituisce ancora oggi, a oltre 20 anni di distanza, un problema per l’incertezza su dove stoccare le scorie e per i rischi di contaminazione dell’ambiente.

Dalla centrale di Trino Vercellese, in Piemonte, a quella di Caorso, in Emilia-Romagna, il timore degli abitanti delle zone interessate era anche che i siti venissero riaperti in caso di ritorno al nucleare. In Italia, una parte dei cittadini è favorevole alle centrali, ma nessuno le vuole sotto casa.

Pur non producendo energia atomica, il Paese non ha smesso di utilizzarla, importata dalla Francia, per coprire gran parte del suo fabbisogno di elettricità. L’azienda italiana ENEL investe nelle centrali nucleari altrove, in particolare in Slovacchia.

L’aumento dei prezzi del petrolio e del gas, di cui l’Italia è uno dei principali importatori europei, induce a pensare ad altre soluzioni. Cosí, mentre gli ambientalisti sperano nel solare e nell’eolico, Silvio Berlusconi, dopo la vittoria nelle elezioni del 2008, riapre la partita del nucleare. Nel 2009, nel corso di una visita in Francia, firma un accordo col presidente francese Sarkozy per la costruzione di 4 nuove centrali in Italia.

L’opposizione lamenta una scarsa trasparenza nella definizione dei siti in cui collocarle e nella scelta delle aziende coinvolte, ma Berlusconi non ha dubbi: “La Francia ha oggi un assetto tale che le consente di produrre energia nucleare pari all’80% del suo fabbisogno. Con due conseguenze. Primo: che questa è produzione di energia pulita, con un sistema ormai di assoluta sicurezza. Secondo: che i cittadini francesi pagano l’energia che consumano quasi la metà rispetto ai cittadini italiani.”

Il fronte dei contrari raccoglie firme per indire un referendum. A marzo 2011, l’incidente di Fukushima spinge la maggioranza degli italiani a decidere definitivamente di non voler correre rischi.