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Erdogan e la nuova Turchia nello scenario globale

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Erdogan e la nuova Turchia nello scenario globale

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L’opinione pubblica europea scopre Recep Tayyip Erdogan, dopo la vittoria schiacciante del suo partito nel 2002: un movimento islamico si trova improvvisamente al potere in Turchia. La scommessa era quella di coniugare i valori religiosi con quelli democratici.

Le prime apparizioni pubbliche della moglie di Erdogan con indosso il velo scatenano la polemica, con l’opposizione pronta a sostenere che fosse in pericolo la laicità del Paese.

Appena un paio di anni più tardi, quelle paure sembrano scomparse: nel dicembre 2004, il Consiglio dell’Unione europea decide di aprire formalmente i negoziati di adesione della Turchia.

Un successo per chi aveva fatto dell’ingresso della Turchia nella Ue un punto chiave della sua politica.

Erdogan diventa sindaco di Instanbul nel 1994. Fa scalpore per aver letto in pubblico i versi di un poeta nazionalista: un gesto che gli costa 10 mesi di carcere. Da lì in poi cambia tutto: lascia il partito islamico e ne fonda uno nuovo più moderato. Vince le elezioni e diventa primo ministro. In otto anni di governo è riuscito a traghettare la Turchia verso una crescita economica senza precedenti e a trasformare Ankara in un perno geopolitico di primaria importanza.

La nuova vittoria elettorale di Giustizia e Sviluppo nel 2007 mostra una stabilità politica senza precedenti e permette a Erdogan di procedere alla riforma del sistema. L’ultima riforma costituzionale è stato approvata lo scorso settembre da un referendum.

Una riforma che riduce il ruolo politico dell’esercito e dà più diritti alle minoranze. Ora c‘è un canale Tv curdo, diritti linguistici e show etnici che possono essere promossi apertamente.