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Pisapia a Milano. Anatomia di un successo che parla all'Italia

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Pisapia a Milano. Anatomia di un successo che parla all'Italia

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Guide turistiche che parlano di lui alla stregua di un monumento, comitive malesi che scandiscono in coro il suo nome. L’elezione di Pisapia a Sindaco sembra rivelare che a Milano sta accadendo qualcosa.

Una febbre che tradisce un fenomeno, da tempo lontano dall’ombra della Madonnina: quello di un ritorno trasversale al desiderio di credere nella politica.

“Si è voluta prospettare una nuova possibilità di alternativa a Berlusconi – spiega il neosindaco -, ma soprattutto una nuova modalità di fare politica. E questo è stato assolutamente vincente. Ad esempio, alla menzogna, all’insulto, alla diffamazione, si è risposto col sorriso, con la gentilezza, con l’ironia, e questo li ha travolti. ‘Una risata vi seppellirà’ è stata vincente”.

Un’intuizione che si conferma quasi in tempo reale. A pochi minuti dalle accuse della Moratti nell’ultimo faccia a faccia elettorale su Sky, la strategia del sindaco uscente si rivela già un boomerang e proietta per la prima volta Pisapia in testa ai sondaggi.

Cruciale, secondo molti, è poi stato internet, che con le armi povere di tam tam e ironia, ha spuntato le lance del centrodestra e dato voce a una nuova base.

“Chiaramente – dice Pisapia – ci sono alcuni elementi che sono stati determinanti. Il candidato non calato dall’alto ma scelto dal basso, il programma non deciso nelle stanze dei partiti, ma deciso, elaborato da oltre 1.200 persone”.

Che il desiderio di voltare pagina guardasse anche a sinistra, emerge infatti già in occasione delle primarie. L’avvisaglia è la bocciatura del candidato ufficiale del Pd Boeri.

Un’onda arancione che grazie a comitati, concerti e strampalate iniziative come “l’adozione di un indeciso” fa breccia anche nel ventre borghese della città.

L’imperativo di Pisapia è coinvolgere gli elettori, ma sempre parlando la loro lingua. Quella cioè dei social network, ma anche dei comizi sul campo.

“E’ evidente – dice – che c‘è il virtuale, Facebook, che è fondamentale, che rispetto ai giovani è uno strumento di incontro quotidiano fondamentale, ma se non fossi stato presente nelle periferie, che erano periferie dove non c’era più entusiasmo, non c’era più volontà di partecipazione, c’era una disillusione incredibile, sicuramente non avrei avuto quel consenso che ho avuto. Bisogna capire che a ognuno bisogna dire le stesse cose con un linguaggio diverso”.

Sorrisi e strette di mano in luogo di aggressività e attacchi frontali, gli elementari segnali in cui i milanesi intravedono la speranza di un’altra politica.

Ma se la vecchia guardia ritrova nei modi di Pisapia codici e consuetudini dimenticate, per molti giovani si tratta di una prima volta.

“Io era dal ’68 che non vedevo tanti ragazzi fuori – dice il fondatore di Radio Popolare, Piero Scaramucci -. I giovani sono totalmente stufi della rappresentanza politica tradizionale, hanno delle cose da dire, e a un certo punto hanno detto: diciamole, facciamole, e improvvisamente si può fare”.

Al di là di bandiere e colori, dalla piazza milanese sembra emergere un appello al Parlamento e all’Italia tutta: quello cioè a riappropriarsi di una politica, troppo a lungo percepita come lontana.