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Gheddafi e Assad: così uguali, così diversi

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Gheddafi e Assad: così uguali, così diversi

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Repressione delle libertà fondamentali per la conservazione del potere personale dei leader: la Libia come la Siria.

La primavera araba li ha colpiti ma non annientati: Muammar Gheddafi e Bashar al Assad sono ancora lì.

Il loro potere affonda le radici in contesti politici totalmente differenti: l’uno guida la Libia dopo il colpo di stato del 1969 , l’altro è da 11 anni presidente della Siria per diritto ereditario.

Uguale è il pugno duro nella repressione del dissenso.

Eppure l’Occidente sembra usare due pesi e due misure di fronte alle violenze sui manifestanti anti-regime.

Su Tripoli sono arrivate le bombe, su Damasco solo parole. E nemmeno all’unisono vista la difficoltà di

trovare un’intesa in sede Onu.

Eppure la brutalità delle azioni della famiglia di Assad è clamorosa, testimoniata quotidianamente anche dai video postati in rete dai manifestanti.

Uno di questi è stato censurato per la violenza delle sequenze. La vittima è un bambino di 13 anni, che è diventato simbolo della rivolta in Siria.

È stato arrestato il 29 aprile durante una protesta a Saida, a 10 chilometri da Deraa. Il 24 maggio le forze di sicurezza hanno restituito alla famiglia il suo corpo mutilato e martoriato.

La reazione cauta dell’Occidente trova una delle spiegazioni nella collocazione geografica della Siria.

La Libia confina con l’Egitto e la Tunisia: i due simboli della primavera araba.

Qualsiasi attacco alla Siria può invece scatenare un esplosivo effetto domino in Medio Oriente.

“Il terremoto del cambio di regime in Egitto non è stato ancora digerito”, dice Riccardo Bocco dell’Istituto di Alti studi internazionali di Ginevra, “Il timore è che una destabilizzazione o una fine del regime siriano porti alla destabilizzazione dell’area, tenendo conto delle sue alleanze con l’Iran, Hezbollah e Hamas. Tutto ciò fa temere un’esplosione nella regione”.

Il Colonnello è invece isolato. La Lega Araba ha subito sostenuto la no-fly zone sui cieli libici.

Assad e Gheddafi, amici di lunga data, si stanno dando reciproco sostegno. Vogliono dare l’immagine di leader che non arretrano, ma evidentemente non stanno giocando sullo stesso tavolo.

Se l’ostinazione del capo libico ha origine in un orgoglio smisurato, la resistenza del presidente siriano può poggiare su basi ben più concrete, che Assad di certo non ignora.