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Portogallo: il dilemma degli elettori

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Portogallo: il dilemma degli elettori

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Faccia a faccia i leader dei due principali partiti portoghesi, Pedro Passos Coelho, candidato del centro-destra, e José Socrates, candidato socialista, si sono accusati reciprocamente di avere aggravato la già profonda crisi attraversata dal Paese.

I due si sono già impegnati ad applicare il piano di salvataggio del Fondo monetario internazionale edi Unione Europea firmato dal governo uscente. Il margine politico è molto sottile: chi vincerà avrà molto lavoro da fare.

La crisi alimenterà l’astensionismo, ritengono gli analisti. Come alle presidenziali di gennaio quando non ha votato il 53 per cento degli aventi diritto.

Il piano di salvataggio per il Portogallo in totale ammonta a 78 miliardi di euro: 12 miliardi e seicento milioni sono stati già ricevuti per poter ripianiare il debito e gli interessi da 7 miliardi di euro che scadono il 15 giugno.

In cambio Lisbona deve ridurre il deficit dal 9,1 per cento del pil al 5,9, ossia tagli pari a 5 miliardi e 700 milioni di euro. Il prossimo governo dovrà anche avviare riforme strutturali per rilanciare l’economia che ha rallentato negli ultimi dieci anni, la crescita quest’anno e l’anno prossimo dovrebbe contrarsi del due per cento.

Atteso anche un nuovo aumento delle tasse tra cui l’IVA. Il primo ministro uscente, il socialista José Socrates, deve battersi per riconquistare la fiducia degli elettori. E’ convinto che migliorerà la situazione se avrà l’opportunità di terminare il lavoro iniziato sei anni fa. Ma è alle spalle dell’avversario nei sondaggi.

“Sono stufi di José Socrates”, dice André Freiere, dell’Istituto Universitario di Lisbona, “ma dall’altro lato si chiedono anche: sarà meglio o peggio avere un centro-destra con un approccio più neoliberale dell’FMI?”

Favorito il leader dei social democratici Pedro Passos Coelho, ex manager, senza esperienza di governo, un punto debole secondo i suoi avversari.