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Anche quest’anno, la strage la si è dovuta ricordare lontano da Piazza Tiananmen. Hong Kong ha risposto al silenzio di Pechino con una veglia. A lume di migliaia di persone – in gran parte giovani studenti – hanno celebrato il ventiduesimo anniversario dell’evento.

Un appello in favore della libertà e della democrazia è stato lanciato anche da Taiwan. “Il governo cinese usa la repressione come forma di avvertimento nei confronti di chi voglia esprimere opinioni politiche – dice un dissidente cinese a Taipei -. Questo succede anche se di politico non c‘è nulla, come quando, ad esempio, qualcuno lancia un appello perché la propria casa è stata distrutta, o la terra espropriata”.

Nella notte fra il 3 e il 4 giugno del 1989, le manifestazioni degli studenti per chiedere riforme politiche e democrazia furono represse nel sangue a piazza Tiananmen. Centinaia, forse migliaia, i morti. A iniziare dalle organizzazioni per i diritti umani, molti continuano a chiedere alla Cina spiegazioni su quanto avvenuto. Ma per Pechino, il capitolo è chiuso.

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