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Mladic sfida i giudici dell'Aja, prossima udienza il 4 luglio

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Mladic sfida i giudici dell'Aja, prossima udienza il 4 luglio

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Le donne di Srebrenica piangono. Sanno che nessuna condanna potrà restituire loro i propri cari, e davanti alla televisione restano in silenzio alla vista di Ratko Mladic. L’ex leader miliare dei serbo-bosniaci ha parlato per la prima volta davanti ai giudici dell’Aja al Tribunale Penale Internazionale per l’ex-Jugoslavia, dove ha sfidato chi lo accusa di genocidio, crimini di guerra, crimini contro l’umanità.

Accuse mostruose, le ha definite. Mentre le donne che nel massacro del 1995 a Srebrenica hanno perso mariti, figli, fratelli, padri stavano a guardare. Dobrak, in Bosnia, si trova a pochi chilometri da Srebrenica: “Ho visto Mladic in televisione – racconta Saliha Osmanovic -, mi ha fatto male. Ha detto di essere malato, impossibilitato a seguire il processo. Io sono malata da 16 anni, 16 anni. Ho perso i miei due figli, e anche mio marito. Non sono l’unica. Le mie ferite restano dentro di me”.

Come Saliha, tante altre donne hanno atteso sedici anni per assistere alla cattura di Ratko Mladic. In attesa della seconda udienza, il 4 luglio, restano le parole di colui che è stato ribattezzato il “boia di Srebrenica”, il rifiuto di dichiararsi colpevole o innocente. L’affermazione di avere agito per difendere il suo popolo, la sua terra.