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Manifestazioni e preghiere. Viaggio fra i "pro-Mladic"

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Manifestazioni e preghiere. Viaggio fra i "pro-Mladic"

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Mentre Belgrado trema per le possibili violenze, a qualche decina di chilometri c‘è chi prega per Radko Mladic.

Nel giorno della manifestazione indetta dal partito ultranazionalista in sostegno dell’ex capo militare dei serbi di Bosnia, il villaggio dove è stato arrestato si raccoglie in una veglia di preghiera.

In onore di quello che considerano un eroe, fedeli e cittadini di Lazarevo hanno proposto di cambiarne il nome in Mladicevo.

Sostegno al cosiddetto “boia dei Balcani” arriva intanto anche dai familiari, che sono tornati a visitarlo al Tribunale Speciale di Belgrado e a sottolinearne il precario stato di salute.

Condizioni secondo il suo legale allarmanti e che impedirebbero lo stesso svolgimento del processo: “Normalmente – dice l’avvocato Milos Saljic – dopo due infarti, è finita. Lui già ne ha avuti tre. La domanda che mi pongo è quindi soltanto una: quanto potrà ancora restare in vita?”.

Mentre l’Aja si prepara ad accogliere Mladic, nominando la commissione di giudici che esaminerà il suo caso la cittadina di Visegrad si è raccolta per piangere genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità di cui è accusato.

Centinaia i familiari dei musulmani bosniaci qui massacrati dalle milizie serbe nel novantadue, che hanno gettato fiori nella Drina per una commemorazione, simbolicamente intitolata “3000 rose per 3000 innocenti”.