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Ortodossi e polizia contro il Gay Pride. Violenze a Mosca

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Ortodossi e polizia contro il Gay Pride. Violenze a Mosca

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Aggrediti dai fondamentalisti ortodossi, dispersi con la forza dalla polizia.

Centinaia di manifestanti che a Mosca hanno provato a sfilare in difesa dei diritti degli omosessuali, sono tornati per il quinto anno consecutivo a fare le spese del divieto che incombe sul Gay Pride.

Il loro obiettivo era omaggiare la statua del milite ignoto, in memoria della lotta sovietica contro le persecuzioni naziste.

“Il divieto del Gay Pride a Mosca – dice l’attivista britannico per i diritti degli omosessuali, Peter Tatchell – è tanto più scioccante, perché durante la Seconda Guerra Mondiale la popolazione si è qui opposta ai nazisti, che insieme a ebrei e comunisti volevano sterminare anche gli omosessuali. Il sindaco della città è però ora colluso con i neonazisti”.

Venerdì Gay Russia aveva fatto sapere di voler sfidare il divieto. Un modo di denunciare un potere politico, che i vertici dell’associazione considerano omofobo, asservito alle gerarchie ecclesiastiche ortodosse e alle correnti nazionaliste.

“Il nostro paese – dice un residente, come la fidanzata, abbigliato in mimetica militare – dovrebbe essere un paese normale. Con delle famiglie composte anzitutto da un marito e una moglie. Non da un marito e un marito”.

Decine di arresti e nuovo divieto del Gay Pride arrivano a pochi mesi dal giudizio con cui la Corte Europea dei diritti dell’uomo aveva condannato la Russia per comportamento discriminatorio.