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Serbia verso l'Ue: l'ostacolo del kosovo

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Serbia verso l'Ue: l'ostacolo del kosovo

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Una bandiera di troppo. La presenza del premier kosovaro la signora Atifete Jahjaga al vertice dei capi di Stato dell’Europa centrale e orientale, che si svolge oggi e domani a Varsavia, ha fatto declinare l’invito a Boris Tadic, presidente di quella Serbia che ancora non riconosce l’indipendenza del Kosovo.

Kosovo che oggi lo tiene lontano dalla Polonia, ma che diventa il nuovo grande ostacolo che si frappone tra Serbia e Unione europea.

L’indipendenza della provincia ribelle è riconosciuta al momento da 75 Paesi, la maggioranza dell’Unione europea.

Bruxelles fa pressione per una stabilizzazione dei rapporti tra Belgrado e Pristina. La visita nella regione della responsabile della politica estera europea, Catherine Ashton, rientra nel l’opera di persuasione internazionale per ripristinare il dialogo e la cooperazione nei Balcani.

Nella conferenza stampa congiunta fatta insieme al presidente kosovaro Hashim Thaci, il messaggio di Ashton è istato nequivocabile.

Catherine Ashton, responsabile della politica estera europea:

“L’arresto di Mladic ieri rappresenta un momento importante per la Serbia: Ma la strada per l’Unione europea richiede tutta una serie di requisiti da parte di tutti. Richiede molto lavoro sulle questioni tecniche e richiede da parte nostra, da parte di tutta l’Unione europea, di andare avanti”.

Sotto le ali protettrici di Bruxelles nel marzo scorso è iniziato un dialogo tra responsabili kosovari e serbi, il primo dalla proclamazione dell’indipendenza del 2008.