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Mubarak, la resa dei conti finisce in tribunale

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Mubarak, la resa dei conti finisce in tribunale

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L’11 febbraio, il destino di Hosni Mubarak è deciso. A bordo di un elicottero, sotto gli occhi increduli dei manifestanti riuniti davanti al suo palazzo, il raís abbandona il potere, le sue ricchezze, la sua vita pubblica. L’Egitto archivia il suo regime trentennale.

A 83 anni, il presidente non ha altra scelta che fuggire e prepararsi ad affrontare il giudizio del suo popolo. Ieri, l’annuncio del suo processo. Per le vie del Cairo, nessuno sembra provare compassione per lui.

“Deve essere processato per le sue azioni, giuste o sbagliate – dice un passante -. E’ suo diritto. Ma deve essere processato per gli errori che ha commesso.”

“Merita una punizione severa – gli fa eco una donna -, non è abbastanza portarlo in tribunale, perché ci ha derubati per 30 anni, ha rubato le nostre vite e le ricchezze del popolo.”

A gennaio, gli egiziani seguono l’esempio della rivoluzione tunisina che ha appena fatto cadere Ben Ali. Migliaia di persone, che reclamano maggiore libertà, democrazia, il miglioramento del tenore di vita e l’allontanamento di Mubarak, si riuniscono giorno dopo giorno in Piazza Tahrir, che diventa il simbolo della rivolta.

Dopo settimane di mobilitazione, i manifestanti ottengono il loro obiettivo con la caduta del raís, ma vogliono anche che sia fatta giustizia. Ad aprile tornano in piazza, stavolta per esigere che l’ex presidente venga processato.

Mubarak e i suoi figli, Gamal e Alaa, vengono accusati formalmente di omicidio premeditato, per la morte di 846 persone durante la rivolta, ma anche di aver abusato della propria posizione per arricchirsi. Pure il patrimonio della moglie Suzanne è al centro di un’inchiesta. La fortuna accumulata dalla famiglia Mubarak in 30 anni ammonterebbe a decine di miliardi di euro.

E’ dietro le mura della prigione di Tora che sono rinchiusi i due figli del presidente. Sono accusati di corruzione e di aver pagato dei sicari per uccidere i manifestanti.

Il bilancio delle vittime della rivoluzione è pesante. Ma ancor di piú lo è il bilancio di 30 anni di regime. La povertà e la disoccupazione sono aumentate sempre di piú, cosí come le disuguaglianze sociali.

Se per tanti anni Hosni Mubarak è stato il leader onnipotente del suo Paese e ha rappresentato la stabilità, sia all’interno sia in politica estera, per la nuova generazione, quella dei social network che non ha piú paura di esprimersi, il raís incarna solo l’arroganza del potere. Per questi giovani, è impensabile quindi che Mubarak sfugga alla giustizia. Dovrà essere giudicato come un qualsiasi criminale. Rischia la pena di morte.