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FMI: perché l'Europa conserverebbe la direzione

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FMI: perché l'Europa conserverebbe la direzione

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La francese Christine Lagarde è sempre piú favorita per la successione a Dominique Strauss-Kahn a capo del Fondo Monetario Internazionale. Anche se il Messico conferma la candidatura di Agustín Carstens, governatore della banca centrale del Paese, gli Stati emergenti potrebbero non votare affatto per lui.

La Cina ha già annunciato il suo sostegno al ministro dell’economia francese, allineandosi cosí alla Germania e al Regno Unito. La decisione di Pechino rende assai probabile che l’Europa conservi la direzione dell’FMI, come ha fatto fin dalla nascita dell’istituzione nel 1944, in base a un accordo non scritto con gli Stati Uniti, che invece dirigono la Banca Mondiale.

Scopo del Fondo è stato fin dall’inizio sorvegliare il sistema finanziario per evitare una nuova crisi come quella vissuta all’epoca della Grande Depressione. Ma da molto tempo, l’FMI si è focalizzato su piani di risanamento per i paesi in difficoltà finanziarie, accordando loro prestiti, in cambio di severe misure di austerità.

In questo momento, i prestiti concessi dal Fondo ammontano complessivamente a 254 miliardi di dollari, circa 180 miliardi di euro. I suoi maggiori debitori sono due Paesi dell’Unione europea: la Romania e la Grecia, che inoltre è nell’eurozona. L’Ucraina è un altro grande debitore.

E’ quindi nell’interesse dell’Europa conservare la carica che occupava DSK. Un posto chiave nell’organigramma dell’FMI, il cui organo supremo è il Consiglio dei Governatori: sono 187, uno per ogni Stato membro attuale.

La gestione quotidiana del Fondo è assicurata dal Consiglio d’amministrazione, composto da 24 amministratori che rappresentano l’insieme dei paesi membri.

Il Direttore generale, la carica al momento vacante, dirige i servizi del FMI, presiede il Consiglio d’amministrazione e dispone di uno staff di 2500 effettivi.

Fino ad ora, gli Stati Uniti e l’Europa, i maggiori azionisti del Fondo, in quanto finanziatori si sono spartiti anche il potere decisionale. Ma le cose hanno cominciato a cambiare: l’Europa ha dovuto cedere potere a favore della Cina.

Gli Stati Uniti rimangono comunque il principale decisore.

L’Europa nel suo insieme ha un peso ancor piú rilevante.

Ma la Cina prende piede, cosí come il gruppo dei BRIC di cui fa parte.

Il Messico guida invece gli altri paesi emergenti ed è improbabile che sul nome di Carstens convergano voti sufficienti per collocarlo alla guida dell’FMI.

D’altra parte, se la Cina ha scelto di appoggiare Christine Lagarde è perché, piú che alla querelle sui nomi, è interessata a una revisione degli equilibri, giudicando eccessivo il peso degli Stati Uniti.