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Il discorso di Obama non soddisfa i palestinesi

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Il discorso di Obama non soddisfa i palestinesi

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Rilanciare il dialogo israelo-palestinese in base al principio “sicurezza in cambio di territori” e ai confini del 1967. E’ la proposta centrale del discorso di Barack Obama per un conflitto al quale non sembrano esserci vie d’uscita, da quando, l’anno scorso, Israele ha ripreso l’espansione delle colonie e i palestinesi hanno interrotto i negoziati.

“Le frontiere di Israele e Palestina – ha sottolineato Obama – dovrebbero basarsi sui confini del 1967, con scambi concordati tra le parti, in modo che la sicurezza e i confini riconosciuti siano stabiliti per entrambi gli Stati.”

A Ramallah, in Cisgiordania, queste parole sono state recepite con scetticismo, perché lasciano in sospeso la questione del diritto al ritorno dei rifugiati palestinesi costretti alla fuga nel 1948. Una questione spinosa e una storica rivendicazione per gli arabi.

“A tutt’oggi – spiega un palestinese a Ramallah -non possiamo vivere come si deve, comprare una casa o costruirla, perché siamo rifugiati. La terra che si stanno godendo gli israeliani, occupata nel 1948, è la nostra terra, è la terra dei nostri genitori e dei nostri nonni, che hanno ancora le prove per dimostrarlo.”

Quello che ai palestinesi è sembrato un motivo di speranza, la riconciliazione tra Fatah e Hamas, è invece giudicato negativamente dal capo della Casa Bianca: “Il recente annuncio di un accordo tra Fatah e Hamas solleva profonde e legittime questioni per Israele: come si può negoziare con un partito che si è mostrato contrario a riconoscere il tuo diritto di esistere?”

L’argomentazione del presidente americano si scontra con la posizione di Hamas, ribadita dal suo portavoce a Gaza: “Ripetiamo che la riconciliazione palestinese è una questione interna. I negoziati con gli occupanti si sono dimostrati inutili. Hamas non riconoscerà l’occupazione israeliana a nessuna condizione.”

Lo stallo dei negoziati ha raffreddato le speranze che il discorso di Obama al Cairo aveva suscitato nei palestinesi due anni fa, quando aveva auspicato la nascita di un loro Stato. Ma ora il capo della Casa Bianca li mette in guardia dall’idea di chiedere il riconoscimento dell’Onu: “Il tentativo palestinese di delegittimare Israele fallirà. Azioni simboliche che mirino a isolare Israele alle Nazioni Unite a settembre non porteranno alla creazione di uno Stato indipendente”.

Il riferimento è alla volontà di Mahmoud Abbas di ottenere il riconoscimento dello Stato palestinese da parte dell’Assemblea generale dell’ONU. Ma prima occorrerebbe il via libera del Consiglio di Sicurezza, dove gli Stati Uniti – fa capire Obama – bloccheranno l’iter ponendo il veto.