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Altri morti in Siria durante nuove proteste contro Assad

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Altri morti in Siria durante nuove proteste contro Assad

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Un altro venerdì di protesta, un altro giorno di repressione in Siria, l’Unione europea pensa a nuove sanzioni. I morti si contano anche oggi a decine nel Paese, dove migliaia di persone sono tornate a scendere in piazza contro il presidente Bashar al Assad. Le restrizioni imposte sui media internazionali rendono ancora una volta difficile verificare in modo indipendente ogni tipo di informazione e i video amatoriali che circolano su internet.

Disordini si segnalano in tutta la Siria: Homs, Deraa, Banias e non solo. La protesta va avanti ormai da oltre due mesi. Secondo l’Onu e alcune organizzazioni non governative la repressione messa in atto dalle autorità siriane ha già fatto almeno 850 morti e portato all’arresto di circa 8.000 persone.

La violenza ha spinto molti siriani fuori dai confini del Paese. Secondo stime Onu, circa 4.000 persone – soprattutto donne e bambini – sarebbero arrivate in Libano nelle ultime settimane. “Non credo che faranno delle riforme perché ogni giorno sentiamo nuove promesse e nessuna viene mantenuta – dice un profugo siriano -. Fanno piccole riforme solo per placare l’ira delle persone. Il popolo siriano vuole libertà”.

Lunedì a Bruxelles il consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea deciderà se ampliare la lista di nomi di esponenti del regime siriano, compreso il presidente Assad, sottoposti a sanzioni.