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Un livello minimo comunitario per la protezione delle vittime


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Un livello minimo comunitario per la protezione delle vittime

Non tutte le vancanze lasciano solo dei bei ricordi. Anzi, 75 milioni di cittadini europei all’anno subiscono aggressioni, spesso proprio quando si trovano in un altro Paese dell’Unione.

Una condizione complicata dalle difficoltà linguistiche e di comunicazione con le autorità locali, oltre che da procedure giudiziarie differenti in ogni Paese membro.

Viviane Reding, Commissaria europea per la Giustizia: “La vittima si trova in un luogo che non conosce e il suo danno è moltiplicato perché non riceve aiuto. Questo deve cambiare”.

Il diritto ad essere interrogati nella propria lingua e ad essere informati su inchiesta e processo una volta tornati in patria: è quanto propone la Commissione europea per assicurare livelli minimi di protezione delle vittime su tutto il territorio europeo.

Maggie Hughes, attivista per i diritti delle vittime in Gran Bretagna:

“Nel Regno Unito abbiamo un ufficio di sostegno alle vittime che funziona meravigliosamente. Mio figlio purtroppo è stato aggredito quando si trovava in un altro Paese e il problema è stato che non siamo potuti accorrere perché anche noi eravamo all’estero”.

Facendo riferimento alla procedura britannica, che risulta essere il sistema modello a livello comunitario, l’esecutivo di Bruxelles chiede anche che le autorità si facciano carico della persona coinvolta, che evitino ogni contatto con l’aggressore e che garantiscano sostegno psicologico gratuito.

Ogni storia può essere raccontata in molti modi: osserva le diverse prospettive dei giornalisti di Euronews nelle altre lingue.

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