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FMI, l'eredità di Strauss-Kahn

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FMI, l'eredità di Strauss-Kahn

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E’ l’autunno del 2007 quando Dominique Strauss-Kahn succede allo spagnolo Rodrigo Rato alla guida del Fondo Monetario Internazionale. L’istituzione è considerata da molti l’emblema del capitalismo occidentale e viene associata alle misure draconiane che ha imposto ai Paesi in difficoltà.

Allo stesso tempo, non ha fatto molto per prevenire la crisi dei mercati finanziari.

Ma con DSK soffia un’aria nuova sull’istituzione creata nel 1944 a Bretton-Woods.

“Il fondo dev’essere sia efficace sia legittimo. Efficace significa che deve adattarsi alla globalizzazione, a un nuovo tipo di crisi finanziaria cui potremmo assistere a partire dagli Stati Uniti, con la questione dei mutui sub-prime. Ma altri tipi di crisi possono verificarsi.”

Subito il nuovo capo si occupa dei conti del Fondo Monetario, in pessimo stato. Vende una parte delle sue riserve auree e riduce il numero dei funzionari. L’FMI diventa piú ricco che mai, gli Stati membri raddoppiano i loro contributi permanenti nel 2010.

DSK, inoltre, riequilibra il peso del voto dei vari Paesi nel consiglio d’amministrazione del Fondo Monetario, a vantaggio delle economie emergenti.

La Cina diventa il terzo Paese piú influente e anche il Brasile, l’India e la Russia accrescono la loro importanza, mentre l’Europa perde due dei suoi 9 seggi.

Dopo aver sostenuto misure di rilancio per gli Stati, l’ex-capo dell’FMI si impegna molto sulla crisi del debito dei paesi europei, che ha fatto seguito alla crisi finanziaria.

Durante il suo mandato, il Fondo concede prestiti per un totale di 100 miliardi di euro a 3 paesi dell’eurozona in difficoltà (la Grecia, l’Irlanda e il Portogallo) e a 4 Paesi membri dell’Unione, Ungheria, Lettonia, Polonia e Romania.

Ma in cambio l’FMI impone sempre misure di austerità severe e, nei Paesi in cui interviene, in particolare in Europa, rimane piuttosto impopolare.

Altrove, con l’annullamento degli interessi sui prestiti per i Paesi piú poveri, DSK riesce a migliorare l’immagine dell’istitizione.

Ció che invece non riesce all’ex-direttore generale è portare a termine la riforma del sistema monetario internazionale. Aveva sognato di porre l’FMI al vertice di questa riforma, ma se ne va dopo aver solo abbozzato il suo disegno.