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Libia: il dramma dei rifugiati alle frontiere

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Libia: il dramma dei rifugiati alle frontiere

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La Tunisia minaccia il ricorso all’Onu per i ripetuti attacchi libici alla frontiera e parla di relazioni bilaterali a rischio dopo che altri quattro missili Grad sono caduti nel suo territorio, vicino a Dehiba.

Un confine che si attrezza per accogliere i feriti e le migliaia di libici in fuga, più di 600 mila secondo stime europee.

Una fuga che prende anche la via del mare, destinazione Lampedusa e Malta. Tra i migranti che scappano dalla Libia, anche persone provenienti dall’Africa Sudsahariana, da Eritrea, Somalia ed Etiopia. Un fenomeno fomentato dallo stesso Gheddafi, dicono alcuni analisti, per rappresaglia contro Roma intervenuta a fianco della Nato.

“Siamo stati chiusi in casa più di due settimane o anche tre”, racconta uno dei profughi arrivato sull’isola, “Non potevamo uscire e procurarci il cibo. Per non morire, abbiamo organizzato una barca e siamo scappati”.

Un modo per sfuggire alla fame e alla guerra, anche a prezzo della vita.

Secondo l’Alto Commissario Onu per i rifugiati, da fine marzo circa 1.200 persone sono morte nella traversata del Mediteranneo.