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Siria, promesse di dialogo ma repressione continua

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Siria, promesse di dialogo ma repressione continua

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Il governo siriano apre al dialogo con le opposizioni, ma continua a reprimere con brutalità i cortei di protesta. Sei persone hanno perso la vita in manifestazioni a Homs, Damasco e Deraa, la città meridionale dove due mesi fa ha avuto inizio la rivolta contro il regime di Bashar Al Assad.

Secondo attivisti siriani, in più occasioni la polizia avrebbe prima sparato in aria e poi ad altezza uomo.

Della feroce repressione, il ministro dell’informazione non ha fatto parola. Ha invece annunciato l’avvio, nei prossimi giorni, di un dialogo nazionale in ogni provincia del paese.

Un’offerta che l’opposizione non intende prendere in considerazione, fino a quando il governo non rimetterà in libertà le migliaia di attivisti arrestati. Le proteste intanto sembrano allargarsi a macchia d’olio, dal sud al nord del paese.

In sostegno alla rivolta popolare siriana, si sono mobilitati anche in Turchia. Dopo il rito islamico delle preghiere del venerdì, a Istanbul alcune centinaia di persone hanno marciato fino alla sede del consolato siriano: “Il regime ha ucciso più di un migliaio di persone e ha militarizzato diverse città. Quasi tutte le città della Siria sono presidiate dall’esercito”.

L’Alto commissariato Onu per i diritti umani ha fatto sapere di avere una lista con nomi e cognomi di 850 civili uccisi in Siria dall’inizio della repressione.