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Condannati a vincere: il Manchester United fra storia e Dna

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Condannati a vincere: il Manchester United fra storia e Dna

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Dei 19 titoli in Premier League del Manchester United, 12 sono maturati nell’era di Alex Ferguson: allenatore e ormai bandiera di una squadra, che sembra geneticamente condannata a vincere.

Un Dna da campioni dimostrato sul campo a partire dal primo successo del 1908 e poi coltivato magia dopo magia, fino al brusco risveglio di una mattina del febbraio di 50 anni dopo.

In un incidente aereo nei pressi di Monaco di Baviera, perdono la vita ben 23 giocatori. A scomparire sono i celebri “Busby Babes”, i ragazzi che l’allenatore Matt Busby aveva cresciuto per il Manchester del futuro. Orfana di un’intera generazione, la squadra impiega però meno di 10 anni a rialzare la testa.

Al successo del 1963 in Coppa d’Inghilterra, seguono due anni dopo quello in Premier League e nel ’68 la prima Coppa Campioni.

Una miracolosa rinascita dalle proprie ceneri e una pagina di storia di calcio, inglese e internazionale, che negli anni ’90 ha contribuito a scrivere anche Eric Cantona.

Emblema, insieme ad altri giocatori come Wayne Rooney, di quella che dal suo arrivo in panchina nel 1986 sembra essere la filosofia di Sir Alex Ferguson: affiancare star internazionali del calibro di Cristiano Rinaldo a campioni di casa come il centrocampista inglese Paul Scoles e l’ex nazionale gallese Ryan Giggs.

E’ la stessa strategia che porta a coltivare il talento di David Beckham: cresciuto nelle giovanili e poi promosso titolare in tempo per regalare alla squadra, nel 1999, la sua seconda Coppa Campioni. Un bis che dopo la Champions League del 2008, i fan sperano ora di trasformare in poker il 28 maggio a Wembley.