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Amnesty: social network sono armi a doppio taglio

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Amnesty: social network sono armi a doppio taglio

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Internet e social network, armi a doppio taglio. Nel pubblicare il suo rapporto annuale sul rispetto dei diritti umani nel mondo, Amnesty International si sofferma sulle potenzialità e sui rischi delle nuove tecnologie.

Twitter, Facebook e telefoni cellulari si sono rivelati strumenti formidabili di aggregazione nelle rivolte nel mondo arabo, dall’Egitto alla Tunisia.

Ma a volte queste stesse risorse possono essere utilizzate per reprimere il dissenso, come è accaduto al blogger siriano Haitham Al Hamwi, finito in carcere: “Per dieci mesi – dice – non ho avuto alcun contatto con la mia famiglia, che non sapeva nulla del mio arresto. Quando ho ricevuto la prima visita, ero stato già processato, e non ero nemmeno a conoscenza del capo di imputazione”.

Il rapporto passa in rassegna 157 paesi: gli Stati Uniti sono segnalati per il caso dei detenuti di Guantanamo, ancora in attesa di processo; l’Italia perché discrimina rom, migranti e omosessuali; Cuba per il trattamento inflitto ai dissidenti politici, come Pablo Pacheco: “Facevo il giornalista, scrivevo ciò che accadeva sull’isola, facevo conoscere al mondo la realtà che vivono i cubani. Questo al governo non è piaciuto e mi ha messo in prigione, insieme ad altri 75 dissidenti, molti dei quali erano attivisti per i diritti umani”.

Ali Sheikholeslami, euronews: “Meglio accendere una luce che maledire l’oscurità: questo è il principio con cui Amnesty International ha iniziato la sua attività, cinquant’anni fa. Oggi, nel pubblicare il suo rapporto annuale, l’organizzazione denuncia le violazioni dei diritti umani negli Stati Uniti, in Cina e in Medio Oriente. E avverte che c‘è ancora molta strada da compiere”.