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Il dramma delle persone in fuga dall'Africa

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Il dramma delle persone in fuga dall'Africa

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Imbarcarsi dalla Libia per raggiungere l’Europa. Un rischio pericoloso. Forse quanto rimanere nel Paese sconvolto dalla guerra. L’ultimo dramma nel fine settimana, quando un barcone con a bordo più di 500 persone, provenienti dall’africa subsahariana, si è incagliato a Lampedusa. Malgrado la catena umana composta dalla guardia costiera, dalle forze dell’ordine e dai tanti volontari, il giorno dopo sono stati ripescati tre corpi.

Secondo l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati, 800 persone, fuggite dalla Libia, sono scomparse nel Mar Mediterraneo dallo scorso 25 marzo. Una tragedia umanitaria a cui si aggiunge il dubbio che la Nato non abbia prestato soccorso a un’imbarcazione proveniente dalla Libia e rimasta alla deriva per 16 giorni. La Nato ha smentito le accuse rivoltele dal quotidiano britannico The Guardian, secondo il quale 61 immigrati sono morti di fame e di sete.

La legge che impone di portare soccorso in mare non sarebbe stata rispettata. L’obbligo riguarda tutte le navi, come ricorda l’Onu: “Chiediamo a tutte le navi, commerciali e militari – dice la portavoce dell’UNCHR Sybella Wilkes – di rimanere davvero vigili. Devono capire che ci sono molti barconi carichi di migranti e rifugiati che stanno scappando dalle violenze in Libia, e in molti casi questi barconi sono in condizioni tali da non poter navigare”.

Dall’inizio dell’anno, diecimila persone in fuga dai conflitti in Africa, sono arrivate a Lampedusa. Una crisi umanitaria che ha seminato discordia tra i Paesi europei. Intanto molte persone provenienti dalla Libia hanno assicurato all’Organizzazione mondiale per l’immigrazione che i soldati di Gheddafi li hanno fatti imbarcare a forza.