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Egitto: i cristiani copti

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Egitto: i cristiani copti

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La croce e il Corano. Entrambi branditi dalla folla in piazza Tahrir. Un’immagine che risale all’inizio di febbraio, prima della caduta di Mubarak. Le due religioni, le principali in Egitto, sembrano unirsi contro un unico nemico: il presidente.

“La chiesa – racconta Michael Mounir leader dell’associazione copta – è stata sottomessa allo stesso regime per trent’anni. Questo regime non è cambiato, ha sempre utilizzato con la chiesa la tecnica del bastone e della carota. Se manifestiamo, vuol dire che abbiamo problemi. Il governo ci pone dei divieti”.

I cristiani copti sono una minoranza in un Paese a maggioranza sunnita. Rappresentano il 10% della popolazione, vale a dire tra gli 8 e i dieci milioni. Presenti in Egitto fin dai primi tempi del cristianesimo, molti di loro si sentono messi ai margini della società. E i loro timori non sono scomparsi, dopo il cambio di regime.

“Abbiamo tutti paura – dice un fedele – che i Fratelli musulmani prendano il potere o che i fondamentalisti islamici accrescano la loro influenza nel nuovo Egitto”.

Ma c‘è anche chi spera in un Paese pluriconfessionale, come questo sacerdote copto: “Speriamo che nessuno crei problemi ai cristiani perché costruiscono chiese né che ci forzino a cambiare religione”.

Ma all’inizio di marzo i copti scendono in strada nel quartiere di Moqattam per protestare contro l’incendio di una chiesa alla periferia del Cairo. Tredici le vittime negli scontri con i musulmani.

Nel 2010 l’ordine di fermare la costruzione di una chiesa copta a Gizeh dato dalle autorità aveva scatenato nuove rivolte. Il permesso sembra fosse stato dato per realizzare un centro sociale e non un’edificio religioso. La vicenda fa scattare la collera dei copti che si sentono discriminati.

Il 2011 inizia invece con una tragedia per i copti egiziani: il primo gennaio, all’uscita della chiesa dei Due Santi ad Alessandria, dopo la messa, un kamikaze uccide 21 persone e ne ferisce 79. In maggioranza cristiani.