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Britannici verso il No a referendum su proporzionale


Regno Unito

Britannici verso il No a referendum su proporzionale

A dar retta ai sondaggi, il vice premier britannico Nick Clegg ha già perso la sfida referendaria: quella per trasformare l’attuale sistema elettorale, uninominale maggioritario secco, in un semi proporzionale.

“Ovviamente spero che in una giornata importante come questa molta gente si presenti ai seggi e voti per rendere il nostro sistema elettorale un po’ migliore e più giusto”, ha detto Clegg.

Eppure, dei 46 milioni di elettori britannici chiamati alle urne, almeno il 60% sarebbe intenzionato a mantenere il sistema così com‘è.

“Ho votato per il No perché voglio un governo forte”.

“Ho votato No perché il nostro è un sistema semplice che funziona bene”.

Pochi i britannici sensibili al richiamo dei Libdem di Clegg, che reclamano più spazio per i partiti più piccoli.

“Ho votato Si. Preferirei un sistema ancora più proporzionale, ma questo è un primo passo ed è importante andare in questa direzione”.

La campagna referendaria ha provocato non pochi mal di pancia all’interno della coalizione del primo ministro David Cameron, rivelando la frattura tra i due partiti alleati.

Il referendum era infatti una condizione posta dai Libdem dopo le legislative 2010 per entrare nel governo. I conservatori hanno dovuto mantenere la promessa, ma non hanno esitato a fare campagna per il No.

In questo caso, tuttavia, più della politica sembra pesare la tempistica: stretto tra le nozze di William e Kate e una serie di giorni festivi, il referendum ha poche speranze di mobilitare i britannici.

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