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Usa-Pakistan: 20 anni di ombre e sospetti

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Usa-Pakistan: 20 anni di ombre e sospetti

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Vittima collaterale del blitz che ha portato all’uccisione di Bin Laden è la fiducia tra Stati Uniti e Pakistan. Ultima spallata a un rapporto che nonostante la strenua difesa di Islamabad, già scricchiolava da tempo.

“In numerosissime occasioni – dice l’Alto commissario pakistano nel Regno Unito, Wajid Shamsul Hasan – abbiamo fornito le informazioni di cui eravamo in possesso. Questi sospetti sono quindi davvero un colpo basso. Tutti si interrogano ora sul perché non conoscessimo la posizione di Bin Laden”.

Lo scetticismo statunitense è proporzionale alle risorse negli anni investite per sostenere lo strategico alleato pakistano. I programmi militari che in funzione antisovietica dal ’79 armano anche gli stessi taleban vengono poi innaffiati con una pioggia di dollari: circa 20 miliardi, in aiuti o versamenti, solo dal 2001.

Neanche tre anni prima, l’avvio dei test nucleari pakistani aveva fatto calare il gelo tra i due paesi e paventare all’allora presidente Bill Clinton il rischio di una nuova guerra fredda.

Al colpo di stato del generale Musharraf dell’ottobre ’99, Washington risponde chiudendo i rubinetti: gli aiuti che sopravvivono sono limitati alla lotta alla droga.

Nel marzo 2001 l’attacco in Afghanistan ai preziosi Buddha preistorici di Bamyan rafforza la diffidenza. L’accusa a Islamabad è quella di sostenere i taleban, già nel mirino dell’intelligence americana per gli attentati alle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania, che nell’agosto del ’98 avevano provocato oltre 200 morti.

A rimescolare le carte è poi l’11 settembre. In nome della lotta all’“impero del male”, la ragion di Stato americana riapre i rubinetti dei finanziamenti, per rilanciare la collaborazione strategica col Pakistan.

I fiumi di dollari che tornano ad affluire nelle sue casse inducono Islamabad a mettere a disposizione le proprie basi militari. Da una parte e dall’altra, l’alleanza ritrovata non manca però presto di sollevare dubbi.

Mentre il Pakistan paga in esodi dalla frontiera e crescendo di attentati l’offensiva anti-taleban, al Congresso americano si moltiplicano le voci critiche sugli scarsi risultati dei potenti finanziamenti elargiti.

A celare una possibile risposta, le deflagranti rivelazioni del sito di Julian Assange nel luglio 2010. Sospetti accuratamente celati dalla diplomazia Usa, che WikiLeaks porta alla luce nella forma di un documento in cui si ipotizza che i servizi segreti pakistani spalleggino Al Qaida. Un testo redatto tre anni prima, ma mai come oggi di scottante attualità.