ULTIM'ORA

ULTIM'ORA

Chernobyl: 25 anni dopo, il ricordo dei "liquidatori"

Lettura in corso:

Chernobyl: 25 anni dopo, il ricordo dei "liquidatori"

Dimensioni di testo Aa Aa

Sono stati inviati allo sbaraglio, quasi senza protezione, per cercare di contenere l’emergenza di Chernobyl. Circa 600.000, volontari e non, provenienti da tutta l’Unione sovietica, i cosiddetti “liquidatori” si sono sacrificati per decontaminare l’edificio e il sito del reattore numero 4, per decontaminare le strade intorno all’impianto, subito dopo il disastro. Venticinque anni dopo, le cifre della peggiore catastrofe nucleare della storia sono ancora oggetto di disputa.

E loro, i “robot biologici” come sono stati definiti, chiedono ancora una tutela non riconosciuta: “Come vedete su questa foto – dice Yuri Andriev, di un’associazione che riunisce i liquidatori ucraini -, il reattore è aperto. Respira, rilascia nell’ambiente un’enorme quantità di particelle altamente radioattive. Nella città di Pripyat, a meno di due chilometri, c’erano i miei figli, la mia famiglia”. “Noi eravamo nel perimetro di 30 chilometri intorno al reattore – dice Ivan Lemechinsky, liquidatore -. L’estate era molto calda, c’era molta polvere, radioattiva, nell’aria. Si tagliava l’erba e noi costruivamo la linea elettrica su un terreno radioattivo. Sono rimasto solo 8 giorni”.

In questi anni, i liquidatori hanno continuato a protestare. Circa duemila di loro lo hanno fatto anche nei giorni scorsi a Kiev. Sostengono di non avere ancora ricevuto un’adeguata ricompensa e il sostegno economico per fare fronte alle spese mediche che devono sostenere per le conseguenze delle radiazioni. Sperano che sull’onda emotiva suscitata dall’incidente di Fukushima, la loro voce possa risuonare più forte.