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Chernobyl: viaggio nella 'zona di esclusione'

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Chernobyl: viaggio nella 'zona di esclusione'

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Venticinque anni dopo il disastro di Chernobyl, con permessi speciali, si può accedere alla cosiddetta “zona di esclusione”: un’area interdetta fino a trenta chilometri dal reattore 4 della centrale nucleare, esploso il 26 aprile 1986.

Oggi un museo a Kiev ricorda con documenti, oggetti, foto quell’immane tragedia.

“Una nuova generazione è nata in questi territori”, dichiara Anna Korolevska, direttrice del museo, “Riceve piccole dosi di radiazioni su un lungo periodo: prima nella pancia della madre e dopo la nascita. Per questo oggi è necessario investire molto denaro non solo nel nuovo sarcofago del reattore, che dovrà sostituire il vecchio per evitare nuove dispersioni, ma anche per risolvere la questione dei territori contaminati, per aiutare questa gente”.

Nonostante sia vietato vivere nella zona di esclusione oggi centinaia di famiglie la abitano. L’area incredibilmente è diventata anche meta di turismo, con agenzie che organizzano tour guidati per 160 euro a persona.

“Noi lo chiamiamo turismo estremo o eco-tour”, racconta Olga Filimonova, “Questi territori sono morti e non penso che potranno tornare a vivere. Credo comunque che non sia bene pubblicizzare questo genere di gite, poiché attualmente non si conosce il livello di radiazioni che vi è rimasto”.

Molti visitatori sono colpiti dalla fitta vegetazione che si è sviluppata, abitata da numerosissime specie selvatiche grazie all’abbandono dell’area da parte dell’uomo. Gli scienziati stanno studiando gli effetti delle radiazioni su flora e fauna.