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Libia: reazioni internazionali dopo l'uccisione di due fotoreporter americani

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Libia: reazioni internazionali dopo l'uccisione di due fotoreporter americani

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Quattro giornalisti uccisi, numerosi scomparsi: è il bilancio delle vittime dell’informazione nel conflitto libico, ed è affisso, con le foto di tutti, sulla facciata del centro stampa di Bengasi. A metà marzo erano stati uccisi un cameraman di Al Jazeera e un giornalista libico.

Gli ultimi morti sono due fotografi, Tim Hetherington e Chris Hondros, anglo-americano il primo, americano il secondo. Washington sottolinea l’obbligo, per tutti i governi, di tutelare i giornalisti. Tripoli risponde:

“Siamo in una fase di guerra, l’accesso non può essere libero e completo, ci sono dei rischi, noi abbiamo avvertito tutti”

Per Reporters Sans Frontières, l’uccisione dei giornalisti, se non è deliberata, non viene impedita:

“È assolutamente chiaro che le autorità libiche non vogliono che i giornalisti lavorino liberamente nel paese, non vogliono che i giornalisti stiano in Libia a raccontare in modo indipendente ciò che accade”

I due fotografi, così come due loro colleghi feriti, sono stati colpiti da schegge di granate. Forse bombe a grappolo, secondo Washington, che poche ore dopo ha deciso di tornare al fronte: mandando aerei senza pilota a supporto dei ribelli.