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Yemen, la repressione non piega i manifestanti

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Yemen, la repressione non piega i manifestanti

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Continua in Yemen la protesta contro il presidente Saleh, nonostante la feroce repressione da parte delle forze dell’ordine, che in più occasioni non hanno esitato ad aprire il fuoco contro i manifestanti.

Nella capitale Sanaa, l’opposizione minaccia di occupare gli uffici governativi per convincere il presidente a lasciare il potere che esercita da 32 anni.

Anche le donne sono scese in piazza, nascoste sotto ampi veli neri: “Ieri la polizia ci ha attaccato – denuncia una di loro – e alcune dottoresse che prestavano cure ai feriti sono state rapite. Questo dimostra quanto il regime sia corrotto”.

Sono sei le vittime degli scontri di martedì con la polizia a Sanaa e a Taiz, mentre nella città meridionale di Aden un uomo armato ha ucciso un militare. A Hodeida, un motociclista ha aperto il fuoco contro i partecipanti a un sit-in di protesta, facendo un morto e otto feriti.

Le proteste, che si susseguono da gennaio, sono costate la vita a più di cento persone. Inutili i tentativi promossi dai paesi del Golfo di negoziare un passaggio di poteri che sia accettato dal presidente e accontenti l’opposizione. Il timore è che le violenze scatenino una guerra tra milizie rivali.