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Un anno fa il disastro nel Golfo del Messico

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Un anno fa il disastro nel Golfo del Messico

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20 aprile 2010. Esattamente un anno fa un’esplosione devastava la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon e con lei il Golfo del Messico. Undici le vittime. Ma il bilancio, per l’ambiente, è ancora più grave.

Cinque milioni di barili di petrolio si riversano in mare, causando il più grave disastro ambientale della storia degi Stati Uniti.

La tragedia viene sottostimata: la BP, proprietaria dell’impianto situato a 66 chilometri dalla costa della Louisiana, si rende conto di quanto sta avvenendo soltanto quando la piattaforma affonda.

Svariati i tentativi per arginare la marea nera ma solo il 19 settembre, ben cinque mesi più tardi, la falla viene chiusa.

“Questo probabilmente – sostiene il dott. Paul Sammarco, del Louisiana University Marine Consortium – è stato il peggiore incidente che questa zona marina abbia mai visto, probabilmente,

ma non è facile dirlo, da migliaia di anni a questa parte”.

“Nel grande schema delle cose, nella portata di

tutto il volume – dice invece il Dott. Quenton Dokken, della Gulf of Mexico Foundation – l’area del Golfo del Messico, è una zona piccola, con un piccolo impatto”.

Ma gli abitanti di Louisiana, Florida, Mississipi e Alabama non la pensano così. I danni, soprattutto per chi vive di pesca, sono inestimabili: “Vorrei tornare a pescare – dice James Guerineau, capitano di una barca per la pesca sportiva – ricominciare con i viaggi, tornare ad avere la fiducia di tutti in modo che possano tornare a Venice per pescare”.

In realtà l’impatto sull’ecosistema marino risentirà, non si sa ancora per quanto tempo, dei 780 milioni di litri di petrolio fuoriusciti dal pozzo.

L’aspetto della superficie delle acque del golfo sembra essere migliorato, ma il problema ora si è spostato più in profondità.

“Gran parte del petrolio – ribadisce John Hocevar, biologo marino di Greenpeace – è ancora nel Golfo. È nell’acqua, è sui sedimenti, sul fondale marino. Una grande quantità è stata trasportata nelle paludi. È ancora lì. E le specie marine se ne nutrono ancora”.

Più di 1700 chilometri tra spiagge e bayou, l’ecosistema del delta del Mississippi, sono compromessi. E l’utilizzo di solventi potrebbe aver aggravato la situazione.

“Nessuno – sostiene l’analista William Murray – sa quali saranno gli effetti ambientali di questi disperdenti chimici. Tonnellate di disperdenti sono state immesse nell’acqua e su queste dovranno essere fatte ricerche”.

A un anno di distanza la marea nera continua a stendere il suo velo mortale sul Golfo del Messico.